mercoledì 27 maggio 2015

Europa e l'innovazione sociale.

L'innovazione sociale (social innovation) è considerata dall'Europa uno dei driver più potenti per la creazione di un nuovo modello economico. Un complesso e crescente mondo che include parole come sharing economy, smart cities, open government e social impact, ma anche modelli nuovi di impresa e di business.
A questa riconosce diverse linee di finanziamento come ad esempio: il nuovo programma quadro per la ricerca Horizon 2020 "Europe in a changing world", le call dell'area INSO (social Innovation), l'obiettivo trasversale "Science With and For Society"sempre di H2020 e il programma Employment and Social Innovation (EaSI)
Ma andiamo con ordine. Facciamo prima una sorta di punto sul modo attuale di intendere la "social innovation".


IIn questo periodo storico in cui le imprese e dell’economia sono messo a “ferro e fuoco” dalla crisi, dove si va alla ricerca di modelli economici nuovi, fra nuove esperienze, sostenibilità, resilienza e sharing, si aprono i cancelli per i più visionari e futuristici. Una nuova sfida. Un campo definito dai termini “innovazione sociale” che cerca la sua identità.

La ricerca di nuovi percorsi in grado di ridefinire il modello di “creazione di valore”. Un “mercato” visto e approcciato in maniera “diversa”, che parte dal basso e che dal basso riceve i segnali per esistere. Un mercato partecipe, dove il cliente è protagonista attivo della creazione del prodotto che richiede.
Questo sottende, per le imprese, la possibilità di una efficace e sostenibile creazione di una nuova idea di prodotto, servizio, modello: trasformarsi in promotori, attori e protagonisti di pratiche di Social Innovation.
Partiamo da alcune semplici domande:
Può un’impresa dare risposta a bisogni sociali emergenti, presenti e passati, in modo innovativo, creando al contempo valore (non necessariamente economico) anche per se stessa? Come?
Come può un’impresa, attraverso la propria “value propostion” collocarsi come “attore di sostenibilità e miglioramento sociale” del contesto sociale in cui opera utilizzando il proprio business come leva per la creazione di nuove relazioni, collaborazioni e partnership e per proporre una risposta efficace (e redditiva) a istanze della collettività, sviluppando il proprio business?
Immaginiamo, per il domani, alcune sfide, alle quali in un mondo “globalizzato”, connesso e unico come il nostro, non ci si potrà sottrarre:
- una emergenza ambientale: un imminente possibile “disastro” globale (Global Change, Global Warming, perdita di biodiversità, necessità di cambio del sistema di risorse e quindi necessità di riprogettare il modello di vita) in un pianeta che a oggi conta 7,3 miliardi di persone, con squilibri sociali, economici e di accesso a servizi e risorse completamente differenti. E che non può impedire, ad esempio, ad un miliardo e 300 milioni di cinesi e un miliardo e 100 milioni di indiani contendersi lo stesso petrolio, la stessa acqua, la stessa aria per mutuare il modello si sviluppo che l’occidente ha rincorso fino ad oggi. O a un miliardo di Africani, che non riuscendo a mutuare un modello occidentale nel proprio territorio (anche a causa delle ingerenze dell’occidente) e subendo inoltre più di altri gli effetti del cambiamento climatico a migrare in massa verso opportunità di vita.
- una frattura demografica. Il vecchio continente, lo sta diventando veramente. Fra i più veloci in questo cambiamento ci sono l’Italia ed il Veneto. È in atto un aumento della longevità della vita (positivo) che diventa un problema paragonato a una diminuzione delle nascite. Realtà che scardina da noi i sistemi (oggi sempre più inadeguati) di welfare e di società. Inoltre le natalità immigrate superano quelle nostrane;
- un progressivo declino dell’occidente, che tradotto in altri termini rappresenta la fine del “dominio” dell’“uomo bianco” sul mondo.
Oltre a questi temi globali ne penso due molto più vicini al nostro sistema, senza alcun desiderio di interpretazione morale:
Il primo: In Italia, ma anche in altri paesi europei, lo stato sociale è in fase di contrazione. In Italia, legato molto a logiche assistenzialiste e non imprenditoriali, con il “terso settore” o il “no – Profit” rispondeva a bisogni dove lo stato non arrivava. Oggi, anche a causa di una robusta contrazione delle risorse provenienti dalla PA, soffre la carenza di una estesa capacità imprenditoriale, quella capace di assicurare sostenibilità alla propria impresa.
Il secondo: la crisi economica, che ci ha anche edotto sul fatto che non siamo scollegati dai problemi degli altri, ma anzi in maniera ognuna propria ne subiamo gli effetti, solleva e fa emergere nuovi bisogni sociali e rafforza, appesantendoli, i vecchi.
Il terzo: il nostro tessuto produttivo costituito, per la maggior parte, da medie, piccole e micro realtà imprenditoriali generalmente slegate e contrapposte, non regge la sfida globale che sposa grandi volumi ad attenzione al singolo e sempre maggiore personalizzazione. Anche a causa dello smarrimento di una identità di prodotto e servizio tailored sul bisogno del singolo cliente, a fronte della produzione di serie, e con un percorso forte di valore, tipico della cultura no profit, che va recuperato, esteso e migliorato.  
Ma crisi, nella lingua cinese è un ideogramma composto da due simboli, che, separatamente significano “pericolo” e “opportunità”(figura all'inizio del post)
In questo scenario di nuovi bisogni, sfide globali e opportunità le imprese (tutte) non possono permettersi di non sedersi a questo tavolo, non possono permettersi che il know how di cui sono portatrici sia tagliato fuori da una logica differente, attenta al percorso, al valore, alle persone. Una logica che rovescia le dinamiche che fino a ieri reggevano i percorsi di mercato. Oggi e sempre di più inefficaci. Da questo tema passano le future sfide di un vantaggio competitivo (o meglio, di un “vantaggio collaborativo”) per le imprese stesse.

“Social innovation can be defined as the development and implementation of new ideas (products, services and models) to meet social needs and create new social relationships or collaborations. It represents new responses to pressing social demands, which affect the process of social interactions. It is aimed at improving human well-being. Social innovations are innovations that are social in both their ends and their means. They are innovations that are not only good for society but also enhance individuals’ capacity to act.” Da Guide to Social Innovation 2013 – European Commission

In questo estratto la EC non fa nessun riferimento esplicito alle “imprese sociali”, di fatto lanciando un sasso verso il superamento di una distinzione profit / no profit, basata sull’impatto sociale. Superamento che alcune nazioni hanno già formalizzato (Francia, ad esempio).
E’ giunto il momento di avviare, per le imprese, un percorso di raccordo delle dualità che le caratterizzano (capitale e lavoro, ambiente e salute, economia ed ecologia) per abbattere un modello capitalistico obsoleto, iniquo e insostenibile e per ri - costruire un nuovo modello economico, sostenibile allo stesso tempo in senso sociale, ambientale ed economico.
E proprio in questa ultima affermazione che passa operativamente il tentativo per le imprese di inserirsi in tale processo di innovazione: attraverso azioni che sono allo stesso tempo capaci di produrre economia e miglioramento sociale.
Questo richiede anche il passaggio da un’ottica di "donazione" tipica di un certo modo di concepire la CSR, a un’ottica di rete, di ascolto, di co-progettazione, di condivisione delle azioni e dei fini.
In primis fra produttori e venditori di servizi e cliente, e, in Italia, anche tra mondo profit e No profit portatore di istanze e bisogni sociali, in grado di conciliare le esigenze di attori estremamente diversi tra loro in quanto a profilo culturale, metodologico e valoriale. La complementarietà delle risorse dei partner offre l’opportunità di generare soluzioni win win, in cui entrambe le parti perseguono i propri obiettivi sfruttando i vantaggi della collaborazione e ragionando in termini di innovazione.

Il presupposto è semplice: l’azienda prospera se il territorio, in cui opera, prospera (e viceversa). L’intuizione dello Shared Value può essere d’aiuto: mappando la catena del valore di un’impresa (asset, processi, attività già in essere presso l’impresa) è possibile identificare le aree ad alta potenzialità di generazione di valore condiviso, utile all’azienda e al contesto in cui opera. 
Si tratta di lasciarsi guidare dall’efficienza (utilizzando quindi tutti gli asset al massimo delle possibilità), di aprirsi ad una nuova cultura d’impresa, trasparente e collaborativa, in grado di trasformare l’impresa in interlocutore credibile in tema di innovazione sociale.
Identificare e mettere a disposizione le proprie leve di valore (come il know how, l’infrastruttura, i sistemi di gestione) a partner in grado di soddisfare bisogni sociali, entrando in una logica multidirezionale (impresa, partner, stakeholder, società), reticolare, di network.
Il processo di ricerca e sviluppo di un’impresa è un utile esempio, per quanto semplificato: abbracciare nell’azienda una strategia di innovazione sociale, significa trasformare le attività Ricerca e Innovazione Tecnologica da attività tipicamente interne a processi aperti e informali, che attivano intelligenza collettiva ed economie collaborative

Un ulteriore esempio ad alto potenziale è offerta dall’interazione strutturata e innovativa con i fornitori che compongono la supply chain, per rafforzare ad un tempo le attività di impresa, permettendo una crescita organica dei fornitori stessi, che a loro volta, incrementando la propria competitività e rilevanza sociale, possono farsi portatori di soluzioni innovative nei contesti di riferimento.

E ancora, da un altro punto di vista ad approccio più allargato, la strategia verso l’innovazione sociale si sposa con la crescita e lo sviluppo di un’idea di Smart Cities, dove le diverse componenti della società, unite da soluzioni tecnologiche innovative, individuano modelli di sostenibilità all’interno degli agglomerati cittadini, modelli fatti di relazioni, di servizi innovativi efficaci ed efficienti e di prodotti, attenti ai bisogni e alle persone, ma anche a peculiarità territoriali e culturali.

E proprio negli agglomerati cittadini che i megatrend che ci aspettano si faranno sentire forti nei prossimi anni, di cui ricordo, ad esempio: concentrazioni abitative, gestione intelligente e sostenibile in relazione alle reti energetiche, alla mobilità, agli edifici; efficienza energetica ed emissioni zero; popolazione giovane (indiana, cinese, filippina e africana) in Europa e, di contro, il 20% del totale mondiale di popolazione ultraottantenne; interazioni fra individui, macchine ed organizzazioni, integrazione di cloud pubblici e privati (Big Data), ambienti di simulazione (difesa, medicina, educazione, mobilità, solo per citarne alcuni), modelli di business basati sulla condivisione di risorse (ma anche di infrastrutture, macchinari, servizi), connettività principalmente wireless, ulteriore sviluppo della banda in termini di ampiezza e disponibilità da cui deriveranno nuove generazioni di applicazioni e servizi, intelligenza artificiale, esigenze sociali di ridurre a zero difetti, tecnologie emergenti (nano materiali, elettronica flessibile, laser, materiali intelligenti),  nuove infrastrutture e nuove soluzioni tecnologiche, nuove terapie, valore sociale della salute ed del benessere, metodi di prevenzione e di cura, automazione industriale, tecniche di intelligenza artificiale, robot intelligenti, produzione più rapida, efficiente e sostenibile, e quindi scomparsa di alcuni lavori, riuso, seconda e terza vita dei beni, reti multiple, integrate ed intelligenti e capacità di immagazzinare meglio e di più l’energia (storage).

Si tratta di un cambiamento culturale forte, che poggia sulle spalle della responsabilità sociale di ognuno, per uscire da una logica di “protezione” degli asset (operativi, reputazionali, etc.) ed entrare in un nuovo modello di vera creazione di valore.
Si tratta di un cambiamento forse ineluttabile per le imprese che aspirano a mantenere una leadership nelle pratiche di sostenibilità come strumento di competitività: un nuovo punto di vista, un nuovo modo di osservare i bisogni, sociali ed economici, e di interpretare il ruolo dell’impresa, rileggendo la propria identità (ottimizzando tutti gli strumenti già a disposizione), per offrire risposte condivise e sostenibili.

lunedì 18 maggio 2015

Attuazione dei POR FESR regionali a poco più di sei mesi dal termine ultimo e prospettive future.





POR FESR 2014 - 2020

Una delle fonti più certe di tutto il sistema dei finanziamenti UE ai vari Stati Membri sono le erogazioni che la Commissione Europea fa in risposta alle declinazioni locali delle strategie europee. Questi documenti sono i POR (Piani Operativi Regionali). Tutte le Regioni europee eseguono, relativamente ad ogni periodo previsto di programmazione, il loro POR suddiviso per fondi, cioè ad esempio POR FSE o POR FESR.
La commissione ha la facoltà di non approvare i singoli POR Regionali, sulla base di rilievi di vario tipo evidenziati sulle proposte regionali. E quindi di richiedere, miglioramenti, spiegazioni, integrazioni ecc. Di norma questo processo porta a ritardi intorno ai sei mesi.

Quando questo processo è concluso, i soldi previsti, vengono erogati e sono nella disponibilità Regionale. La Regione beneficiaria, come previsto nel POR approvato, cofinanzia le azioni con risorse proprie, raddoppiando il budget.
A questo punto le varie amministrazioni Regionali una parte (piccola) la spendono su progetti definiti “a Regia Regionale”, ossia di interesse primario dove il leader partner è la Regione, ed il resto li distribuisce in svariate call già elencate nella redazione del POR.
Il POR FESR è sicuramente di interesse notevole in quanto è quello finalizzato a opere e interventi strutturali. PMI, mobilità, costruzioni, manufatturiero ecc… sono settori che fra gli altri beneficiano di questi soldi.
Ossia, che “potrebbero” beneficiare di questi soldi. Perché nemmeno questi riusciamo a spenderli tutti.

Il nuovo POR FESR  2014 – 2020 VENETO è stato proposto alla UE con una richiesta di finanziamento UE, esclusiva per il Veneto, di 300 milioni di Euro  A questa farà da cofinanziamento una uguale erogazione e destinazione di fondi da parte dell’amministrazione Regionale del Veneto. (per uno stanziamento totale di circa 600 milioni di euro).

In questa proposta, seguendo le direttive UE e i modelli proposti, ha elaborato un documento specifico con un percorso partecipativo, chiamato RIS3, che descrive la Smart Specialisation Strategy ossia la strategia per la ricerca e l’innovazione della Regione del Veneto (che ragiona e si riferisce a circa 167 milioni di Euro del totale stanziamento UE, in riferimento a 2 degli assi prioritari, rispetto al totale di 11 presentati da modello della commissione UE).
Attraverso un percorso partecipato di “tavoli di concertazione”e di workshop con diversi stakeholders regionali con tutte le categorie, la Regione ha elaborato alcuni obiettivi espressi in questa strategia:

• potenziare e rendere più efficace il sistema di innovazione regionale
• incrementare l’attività di ricerca e innovazione nelle imprese
• aumentare l’incidenza delle specializzazioni produttive e innovative nel sistema economico
regionale
• favorire le forme di aggregazione tra imprese e soggetti della ricerca, nonché sostenere
servizi per l’innovazione a favore di imprese e cittadini
• Incrementare le attività di ricerca applicata .

Agroalimentare, Manifatturiero, Creatività, Vita sostenibile sono quattro macroaree di intervento nei quali, secondo il lavoro dei tecnici regionali, verranno ad agire KETs e driver d’innovazione.

Secondo il nuovo schema ogni regione doveva presentare, unitamente ad una proposta con evidenti parametri di partecipazione (“dal basso”), anche una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che assicurasse la sostenibilità ambientale delle azioni previste e finanziabili nel POR FESR 2014 – 2020.


Tempi del POR FESR 2014 - 2020 Veneto.

Dal sito della Regione del Veneto http://partenariato.regione.veneto.it/ 
“LA FASE DI NEGOZIATO CON LA COMMISSIONE EUROPEA
A seguito delle osservazioni trasmesse dalla Commissione Europea il 21/10/2014 sulla proposta di POR FESR 2014-2020 presentata dalla Regione del Veneto e inviata formalmente  il 21/07/2014, si è aperta la fase di negoziazione, che coinvolge anche i competenti Ministeri e che porterà alla modifica del testo e alla sua successiva approvazione con decisione della Commissione Europea.
 L’Autorità di Gestione, autorizzata dal Consiglio Regionale su proposta della Giunta, come prescritto dalla Legge Regionale 20/2011, sta conducendo tale negoziato necessariamente nel rispetto della linea politica che ha portato alla definizione degli obiettivi e delle strategie della proposta di POR, già delineati e condivisi con il partenariato regionale. Un primo incontro con i referenti della Commissione Europea e del Ministero dell’Economia e delle Finanze si è tenuto a Venezia il giorno 11/11/2014, a cui sono seguiti numerosi contatti e scambi di informazioni.
 L’Autorità di Gestione  prevede di inviare entro fine gennaio/inizio febbraio una prima ipotesi di revisione del POR FESR 2014-2020 (quella descritta in questo post ndr) con l’obiettivo di pervenire all’approvazione da parte della Commissione Europea nel secondo trimestre del 2015.” 
Cioè plausibilmente entro Giugno 2015.

In maniera assolutamente personale, ipotizzo, se non a fronte di innovativi sforzi della futura nuova giunta Regionale, qualunque orientamento politico avrà, che, ricevuta una “probabile” approvazione dalla UE entro giugno 2015, i primi bandi operativi e le prime call regionali non saranno on line prima di Gennaio 2016, (valutando che occorrono cinque o sei mesi per preparare i bandi) e cioè con due anni di ritardo rispetto al programma 2014 – 2020. “

Situazione delle altre regioni del nord Italia.

Regione Lombardia: con decisione C(2015) 923 final del 12 Febbraio 2015 la UE ha approvato il POR FESR 2014 – 2020 Lombardia che prevede lo stanziamento di 485,2 milioni di Euro, ed una medesima cifra stanziata dalla Regione Lombardia, per un totale di 970,4 Milioni di Euro.

Regione Piemonte: con Decisione di Esecuzione CCI 2014IT16RFOP014 del 12 Febbraio 2015, la UE approva il POR FESR Piemonte. Lo stesso ha una dotazione finanziaria totale di circa 907 milioni di Euro, di cui il 50% stanziati dalla UE e il 50% stanziati dalla Regione Piemonte.

Regione Autonoma Valle d’Aosta: ha previsto uno stanziamento ue per un ammontare di 32.175.000 euro di finanziamento dalla UE e quindi per un monte di spesa del doppio (64 milioni).  Il suo POR FESR è stato approvato dalla Commissione UE il 13 Febbraio 2014. 

Regione Liguria: il POR FESR Liguria, che ha come il Veneto le elezioni del consiglio Regionale il 31 Maggio, ha però già visto approvato dalla UE il proprio POR FESR 2014 2020. Lo stesso vede una cifra stanziata pari a 392 milioni di euro (metà corrispondono al contributo UE).
La Regione Liguria ha emesso il primo bando POR FESR 2014 2020 il 29 aprile 2015.

Regione Emilia Romagna:  con la decisione CCI 2014 IT 6RFOP008 del 12 Febbraio 2015 la UE stanzia, contestualmente ad un importo di pari entità della Regione Emilia Romagna, 481 milioni di euro (totale circa 963 milioni di Euro) per il periodo 2014 – 2020 del POR FESR.

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha presentato alla UE un piano PO FESR 2014 -2020 per un totale di 230 milioni di euro, circa. Di questa cifra attende l’approvazione UE per il finanziamento a fondo perduto della metà. Attualmente ancora la Regione non ha ricevuto la necessaria approvazione.

Regione Trentino Alto Adige: Provincia di Trento: ha realizzato un modello S3 come il Veneto sulla base di indicazioni UE (ancora da concludere) e ha ricevuto l’approvazione del proprio piano POP FESR il 12 Febbraio 2015 per uno stanziamento totale di circa 108 milioni dalla UE  (cifra comprensiva anche del cofinanziamento dell’amministrazione provinciale di TN). La provincia di Bolzano ha anche lei il suo POP Fesr approvato per un totale di circa 136 milioni di euro.

Come riflessione finale, possiamo dire che non siamo riusciti, come sistema Regione Veneto, ossia in tutte le sue componenti, a spendere tutte le risorse a disposizione del periodo 2017 – 2013, e, anche se avremo tempo fino al 31 dicembre 2015, con le elezioni diventa tutto estremamente complesso.
La media Europea di spesa è intorno al 61%, (dato 2014) con picchi come la Lituania che ha speso l’80,1% delle risorse a sua disposizione. Sempre nel 2014 la media di spesa Italiana si attestava intorno al 45% di spesa delle risorse disponibili come somma dei vari POR FESR regionali. Abbiamo migliorato un po’ la % portandoci intorno al 52% (dato di qualche mese fa), ma ancora lontani da risultati auspicabili.
Ad oggi la situazione è che entro il 31 dicembre 2015 il sistema Italia ha ancora 12 miliardi da spendere e rendicontare (dati elaborati CGIA Mestre e Governo) della programmazione 2007 – 2013 (PON compresi), cosa che sarà assai difficoltosa, 
E questo anche se siamo anche capaci di performance superiori alla media europea di spesa: la prima regione in Italia con maggiore capacità di spesa dei fondi POR FESR è la regione Emilia Romagna che Luglio 2014 ha certificato (con controllori dei conti accreditati) la spesa del 72,59% delle proprie disponibilità relative al periodo 2007 - 2013.

Partiamo “con handicap” con la programmazione 2014 - 2020 (che avrà anche lei due anni di proroga alla fine) con quasi due anni di ritardo sull’inizio previsto di spesa (1 gennaio 2014) che altre nazioni europee hanno rispettato.

Ma cosa succede se non li spendiamo tutti?
Dall’articolo 93 del regolamento 2006 cito:
“La Commissione procede al disimpegno automatico della parte di un impegno di bilancio connesso ad un programma operativo […] per la quale non le è stata trasmessa una domanda di pagamento ai sensi dell'articolo 86, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello dell'impegno di bilancio nell'ambito del programma”.
Conosciuto come articolo del “disimpegno automatico”. 
Tradotto, quelli che non riusciamo a spendere, per legge approvata, entro il 31 dicembre di due anni seguenti la fine del programma (per il 2007 – 2012, appunto il 31 dicembre 2015) ce li tolgono. E non li re-impegnano nelle successive programmazioni. Al netto di accordi politici o di richieste particolari sulle quali la UE eventualmente può decidere.

Resta a tutta la società civile, unitamente alle PA, pur considerando i vincoli amministrativi e le difficoltà burocratiche, fare ogni sforzo possibile per recuperare il tempo perduto. Perché, se è possibile che il “sistema di governo” abbia avuto qualche problema, è anche vero che l’incapacità dei soggetti beneficiari della nostra Regione di presentare progetti validi e credibili e di spendere correttamente  è ancora troppo alta.
E questa è una responsabilità di tutti. Innovazione, miglioramento, coraggio sono le qualità che dovremmo sviluppare oltre al coinvolgimento di professionisti validi. Queste qualità avranno uno sviluppo se si prendono direzioni che abbandonano le strade del campanilismo e aprono ai network e alla condivisione. E’ tempo di cambiare modello e di crescere in maniera sostenibile e migliorando socialmente, di cercare obiettivi condivisi e di lasciare la paura in un cassetto. Specialmente per il Veneto: la regione con un numero di microimprese superiore a tutte le regioni del mondo. Mani e cuore. Mettiamoci anche un po’ di testa. E inoltre cominciamo a pensare ora ai progetti, quando arriveranno i bandi, sarà utile essere già pronti.
Nei prossimi post, vi riassumerò il contenuto del POR FESR Veneto 2014 - 2020 e i relativi possibili bandi futuri. 
Stay tuned!!!!

giovedì 14 maggio 2015

13 attenzioni per un progetto vincente.


Cosa devo mettere (attenzioni) nella stesura di un progetto per l'Unione Europea, per avere sufficienti possibilità di gareggiare alla pari con gli altri proponenti e sperare di ottenere un finanziamento? 
Le call europee sono delle “gare”. 
A parte la possibilità di fare “lobby”, nel senso buono ed efficace del termine, resta il fatto che, sempre di più al giorno d’oggi, risulta necessario in ogni caso realizzare un BUON progetto. 
Valido, sostenibile, corretto e attuabile. Ovviamente senza un contenuto valido e di spessore, sono attenzioni inutili. Ma questo, già lo immaginate.
Ma ci sono attenzioni particolari, da tenere sempre presente.
Riassumo quelli che a mio avviso sono i 13 punti generali, che descrivono le principali attenzioni  caratteristiche da produrre quando si prepara un progetto in risposta ad una call Europea.



Utilità. “Dare” qualcosa. Sembra una affermazione banale e lapalissiana. Ma è davvero così? Interrogatevi sull’utilità e sulla ripetibilità del vostro approccio a quel dato problema e sulla soluzione che date. Non sarete sicuramente i soli, in questo piccolo grande pianeta, ad avere affrontato, pensato, provato a risolvere il vostro “problema”. E non sarete i soli ad essere interessati alla soluzione. Cosa “date” a fronte di soldi che vi vengono “donati”? Oltre ad una perfetta e puntuale esecuzione di quanto previsto. Le leggi sulla privacy e sulla proprietà intellettuale vi tutelano, quindi sgombrate la mente dalla paura che vi “freghino” l’idea o la soluzione. In ogni caso sarete il primo ad applicarla, se il vostro progetto è efficace.
Ed una sana competizione con chi vi emulerà o dal vostro progetto prenderà spunto, vi spingerà e porterà verso nuove evoluzioni del vostro pensiero e verso nuove sfide.
Ma cosa, davvero, date a questo sistema? Una buona risposta deve emergere limpida dal progetto che proponete.

Risultati misurabili. Altro scoglio per la progettazione Italiana. I risultati saranno misurabili (ripetibili, verificabili) solo quando gli obiettivi del progetto saranno tali. Obiettivi aleatori non permettono di verificare la riuscita del progetto sia ex ante che ex post. Quindi, di seguito, alcune domande che possono aiutare: da situazione (stato di fatto) partiamo, per cambiare cosa, di che quantità, come la misuriamo, cosa cambia nel sistema se riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi (indicatori).

Sintesi. Esercizio complesso. Essere sintetici e nel contempo chiari ed esaustivi non è facile. Ma anche questo è necessario. Presuppone una profonda conoscenza di ciò che si scrive. Una prova? Provate a spiegare con poche parole e semplicemente a un “non esperto” quello che volete fare. E poi fallo in inglese. Se hai l’occasione, fatti capire da un inglese. Quasi tutte le proposte vanno presentate in Inglese. I modi di dire Italiani e le costruzioni sintattiche della nostra lingua, non sempre coincidono con quelle della lingua Inglese. Siete sicuri che una volta tradotto chi legge il progetto, capisca esattamente quello che intendete realizzare? Anche in questo caso la sintesi aiuta.

Pragmatismo e concretezza. Dal vocabolario “Atteggiamento mentale e comportamento di chi privilegia la pratica e la concretezza rispetto alla teoria, agli schemi astratti e ai principi ideali.” Nei progetti le teorie, schemi e principi devono essere pragmatici, cioè collegati ad azioni, mezzi, tempi, risultati e prodotti. Quindi spiegate sinteticamente e in maniera chiara la vostra teoria, e poi dimostratela. Con azioni, risultati e prodotti. Concreti.

Sostenibilità. Intesa in diverse accezioni. C’è la sostenibilità ambientale, prevedere nel progetto (cioè per la sua implementazione) un utilizzo oculato e parsimonioso di risorse ambientali e una serie di azioni a questo mirate. C’è la sostenibilità economica, che fa si che il progetto da un lato sia ben “misurato” economicamente, dall’altro che parte di esso possa dare vita ad attività che proseguono dopo la fine del progetto stesso. 

Innovazione. C’è innovazione assoluta (intesa anche come un nuovo approccio ad un problema conosciuto, o una nuova proposta di servizio, non solo un prodotto/oggetto/macchina nuovo in assoluto) e innovazione relativa (al contesto). Ma l’innovazione serve. È necessaria per i progetti. Perché è fondamentale per risolvere i problemi in termini di sostenibilità, assicurando uno sviluppo sociale ed economico sostenibile, liberato dai suoi difetti.

Disseminazione, non come una volta, ma per aumentare l’Impatto. Comunicare all’esterno degli ambienti scientifici i risultati del progetto e le possibili applicazioni. Comunicare a cittadini, a pubbliche amministrazioni, all’industria, ad altri settori produttivi, alla politica.
Quindi dividere in target audience e calibrare i messaggi ed i contenuti. Sviluppare dei key message. Sviluppare un piano di disseminazione ed un message mapping. 

Durata. Ogni progetto ha un inizio, uno svolgimento ed una fine. Anche questo sembra ovvio, ma la fine deve essere delineata in maniera concreta (da fatti e risultati) e definita come l’inizio (alle volte si prevede un "kick off meeting"). Quando pensate ad un progetto, focalizzate quale sarà “l’arrivo”. Con il raggiungimento di che obiettivo, risultato. Più chiaro sarà e più lo sforzo di definizione dei passi per raggiungere il vostro obiettivo sarà lineare, logico e comprensibile. Banalmente, anche a chi giudicherà il vostro progetto per decidere se darvi dei soldi o meno. Dimenticate l’idea di “voler risolvere tutti i problemi di una certa situazione” con un solo progetto. Applicate “modestia progettuale”: un obiettivo, 5/8 azioni per raggiungerlo, mezzi, risorse (denaro e ore/persona) necessari, indicatori, che vi dicano se siete nella direzione giusta nell’esecuzione e che l’arrivo sia quello che avete previsto, e una bella e sincera analisi di quello che potrebbe andare storto. A quest’ultima fase, provate a mettere soluzioni in base alle vostre possibilità, ossia solo dove potete incidere.

Grado di cambiamento. I migliori progetti sono quelli che incidono nella realtà e nelle abitudini portando un cambiamento, un miglioramento relativamente ad una o più problematiche/situazioni complesse. “Dopo” deve essere diverso da “prima”. Con un nuovo progetto possiamo fare dei passi verso una nuova situazione, e quindi contribuire ad una ottica o discussione, grado basso, oppure ad esempio, possiamo proporre un cambiamento più o meno radicale in un sistema o con un servizio/prodotto, che cambia la situazione delle cose (innovazione assoluta), grado alto. Il cambiamento portato col progetto deve “vivere” anche a progetto finito.

Aderenza alle politiche e agli obiettivi UE. Il nostro progetto deve contribuire al raggiungimento degli obiettivi UE (Europa 2020, strategia di Lisbona…., altro….) e non viceversa. Bisogna conoscere, e bene, il mainstream politico che ha portato gli organi UE a emettere la call a cui partecipate.
Ogni call ha in se priorità e obiettivi aderenti a questi piani e queste strategie. I casi sono due: o “fittiamo” con gli obiettivi europei, e abbiamo delle chances di vedere il nostro progetto approvato; o non “fittiamo", e allora le nostre chances sono più o meno zero. Per questo dovete avvalervi di tecnici che, oltre a saper progettare, conoscano le politiche e i documenti di programmazione (libri bianchi, direttive, ecc…) e non solo che sappiano che ci sono le call, quelle ve le trovate sul web. Molte volte, limiti delle call, non sono nemmeno tutte nelle guide, ma sono anche nei documenti (direttive) precedenti. 

Considerare e comprendere le politiche trasversali. Diritti umani, parità, inclusione sociale, non discriminazione, impatto ambientale, carbon footprint, cambiamento climatico ecc… sono tutte politiche che pervadono la nostra realtà in senso orizzontale. E lo fanno anche con le azioni che metterete in atto con l’esecuzione del vostro progetto. La UE ha posizioni sempre più precise in queste politiche. Tenetene conto, nelle azioni, nelle scelte che mettete in essere per raggiungere i vostri risultati. Considerate anche che questi ultimi siano coerenti con le politiche UE relative agli argomenti delle politiche trasversali.

Valore aggiunto europeo. Il fratello minore del principio di sussidiarietà. Mi spiego, teniamo intanto presente che la spesa europea deve essere  giustificata come investimento per il futuro. In tal senso, il concetto di valore aggiunto europeo può fornire un valido insieme di criteri. È utile, inoltre, ricordare che la spesa dell'Unione europea, creando valore aggiunto europeo, dovrebbe contribuire a un più efficace raggiungimento degli obiettivi politici condivisi riducendo, possibilmente, anche la necessità di spese nazionali parallele.
“Di fatto, il valore aggiunto europeo può essere considerate il "corollario del tradizionale principio di sussidiarietà” come definite nell'articolo 5 del trattato sull'Unione Europea:
"In virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, l'Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti in maniera sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in questione, essere meglio raggiunti a livello di Unione.”(dal Trattato dell’Unione Europea, art. 5).
Quindi? Come possiamo creare valore aggiunto europeo nel nostro progetto? Ad esempio attuando le azioni previste dalla legislazione UE e garantendone l’applicazione. Oppure realizzando economie di scala a livello europeo. Diffondere i risultati avvalendosi della creazione di reti nuove (networking) che permettano una diffusione sempre migliore e capillare a livello europeo dei risultati che raggiungeremo. Assicurare un coordinamento fra risorse europee che sono necessarie, secondo le nostre previsioni, al miglior completamento del nostro progetto e creare le condizioni affinché la sinergia fra queste risorse abbia il miglior risultato possibile. Applicare modelli e soluzioni, attuabili non solo a livello locale o regionale, ma in tutto il territorio UE.

Impatto. Fondamentale. Trasformare buone idee in prodotti e servizi garantendo un impatto positivo sull’economia e la società. E, in forza di una maggiore selettività, solo i progetti che lo assicurano saranno finanziati.
Anche i precedenti programmi quadro avevano obiettivi di questo tipo, ma molti progetti, pur scientificamente rilevanti, non sono diventati prodotti o servizi e quindi non hanno contribuito a migliorare economia e società. Di conseguenza, per assicurare un programma realmente efficace, nella nuova programmazione molte cose sono cambiate.
Nei programmi precedenti spesso erano utilizzati know-how e risultati già esistenti.  Scientificamente rilevanti ma poco efficaci per il mercato. Spesso venivano ignorate le esigenze degli utilizzatori finali perdendo così la concreta prospettiva di arrivare a prodotti e servizi reali. Ora non è più possibile, tutti i programmi puntano a far crescere l’economia e la società.Nei precedenti programmi la comunicazione e le altre discipline trasversali erano sottovalutate e spesso, con l’illusione del risparmio, affidate a personale interno non specializzato. Ora non si può fare, le risorse interne non saranno sufficienti per affrontare adeguatamente comunicazione, marketing e le altre discipline trasversali. Ora servono veri specialisti. Il principale cambiamento rispetto ai precedenti programmi è l’urgenza di garantire un impatto positivo su economia e società. Le discipline trasversali come dissemination, relazioni pubbliche o gestione finanziaria hanno un ruolo fondamentale per produrre l’impatto richiesto.

Considerato tutto questo in un progetto, partite alla pari. Risulta evidente che l'ausilio di un tecnico specializzato e preparato è auspicabile. A voi resta da mettere l'idea ed il vostro contenuto, unico e originale. 


lunedì 4 maggio 2015

Europe Pulse News: Horizon Prizes


Quando ce ne sarà l’occasione, per cose particolari, lancerò nel blog questi impulsi, notizie brevi, particolari e, spero, interessanti.


Sono nati gli Horizon Prizes
Con questa programmazione, e a partire da quest’anno, la commissione europea premia la ricerca e chiunque riesca trovare risposte e soluzioni innovative a problemi importanti, con premi in denaro.

Gli Horizon Prizes costituiscono un nuovo mezzo per sostenere e incentivare progetti di ricerca, divenendo anche un importante driver per l’innovazione nei settori pubblico, privato e filantropico, finalizzandoli a nuovi prodotti e servizi sostenibili.

Nel corso del 2015 saranno lanciati cinque Horizon Prizes per un ammontare complessivo di 6 milioni di euro. Saranno dedicati alle seguenti tematiche:

1. Better use of antibiotics -  sviluppare un test rapido, economico e non invasivo che permetta ai medici di distinguere tra infezioni alla vie respiratorie che necessitano di cura antibiotica e infezioni analoghe che invece possono essere trattate in sicurezza senza l'utilizzo di questi farmaci. L'obiettivo è combattere l’abuso di antibiotici e fermare la crescente resistenza batterica dovuta a tale abuso. Il premio ammonta a € 1.000.000 ed è possibile candidarsi dal 10 marzo 2015 al 17 agosto 2016.

2. Breaking the optical transmission barriers - premio da € 500.000 per lo sviluppo di una soluzione che consenta di superare le attuali limitazioni dei sistemi di trasmissione a fibra ottica. La soluzione innovativa dovrà essere in grado di massimizzare la capacità di traffico dati, il campo, l'efficienza e l'ampiezza dello spettro, tenendo conto anche dei futuri sistemi di trasmissione già allo studio. Le candidature potranno essere presentate dal 28 maggio 2015 al 15 marzo 2016.

3. Materials for clean Air – premio da € 3.000.000 per sviluppare soluzioni innovative di materiali design-driven capaci di ridurre la concentrazione di particolato nell'aria, al fine di migliorare la qualità dell'aria delle nostre città. Per questo premio è possibile presentare candidature a partire dal 26 gennaio 2017 fino al 23 gennaio 2018.

4. Collaborative spectrum sharing – premio  di € 500.000 e riguarda il settore delle reti wireless. La competizione sarà aperta dal 28 maggio 2015 al 17 dicembre 2015.

5. Food Scanner - premio di € 1.000.000 per sviluppare un dispositivo mobile, a basso costo e non invasivo, che permetta ai consumatori di misurare e analizzare la loro assunzione di cibo. Questa soluzione contribuirà ad affrontare i problemi di salute legati all’alimentazione, in particolare per le persone con patologie quali obesità, allergie o intolleranze alimentari. L’apertura della competizione è imminente.

Alla prossima. 


giovedì 30 aprile 2015

Finanziamenti UE e bioedilizia


Stimolato da una coppia di amici, Marta e Vanni, che ringrazio, provo a dare una risposta a questa domanda: quali sono i finanziamenti europei per gli interventi di bioedilizia in Veneto?

Nella risposta vanno inseriti, ovviamente, tutti gli interventi relativi a un approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili e quelli relativi all’efficientamento energetico.
E’ in queste linee, infatti, che si trovano più disponibilità di fondi.

Elencherò velocemente le opportunità con una breve descrizione della linea di finanziamento (le documentazioni estese, volendo, si trovano sui siti web dedicati).

Programma europeo Elena: finanziamenti per l’efficienza energetica

Dal 2010 le pubbliche amministrazioni dei Paesi membri della UE possono partecipare al programma di finanziamento ELENA “European Local Energy Assistance” (assistenza energetica europea a livello locale) varato dalla Commissione europea e dalla BEI con l’obiettivo di sostenere progetti di efficienza energetica, energia rinnovabile e mobilità urbana sostenibile.

ELENA è uno strumento che fornisce sovvenzioni per l’assistenza tecnica. Tra le tante misure che possono ricevere tale sostegno finanziario rientrano: studi di fattibilità e di mercato; strutturazione di programmi d’investimento; piani aziendali; audit energetici; preparazione di procedure d’appalto e accordi contrattuali, e assegnazione della gestione dei programmi d’investimento a personale di nuova assunzione. Lo scopo è di riunire progetti locali sparsi in investimenti sistematici e renderli bancabili.
Le azioni riportate nei piani d’azione e nei programmi d’investimento dei comuni devono essere finanziate con altri mezzi, come prestiti, ESCo o Fondi strutturali.

Possono usufruire dell’assistenza tecnica, supportata dal fondo ELENA, le autorità locali o regionali, altri enti pubblici o raggruppamenti di enti che si trovano nei paesi che partecipano al programma EIE (Intelligent Energy Europe): i 28 Stati membri della UE, Norvegia, Islanda e Liechtenstein. ELENA supporta l’iniziativa europea del Patto dei Sindaci, ma il sostegno finanziario non è ristretto esclusivamente a chi ne fa parte.
In altre parole, ELENA mira alla mobilitazione di investimenti privati nel settore pubblico, secondo i criteri del diritto anglosassone del “Third Party Financing” e del “Shared Saving Contract” che non incidono nel “Patto di Stabilità” interno, così da superare le attuali difficoltà di indebitamento da parte degli Enti Locali. Ad esempio, l’attività delle ESCo può agevolmente venire inquadrata, in ragione dell’assunzione del rischio imprenditoriale, ovvero come concessione e non come appalto.


Horizon 2020
E’ l’ottavo programma quadro per la Ricerca e l’Innovazione. E sostituisce, inglobandone gli obiettivi, il programma IEE (Intelligent Energy for Europe) attivo sino al 2013.
È un programma corposo, strutturato, con obiettivi ambiziosi a cui è complesso accedere.
La parola chiave è proprio innovazione. Di processo, di prodotto, molto più assoluta (cose nuove non fatte da altri) che relativa (ossia relativamente ad un contesto socioeconomico non molto sviluppato rispetto ad un altro). Paga poco l’implementazione delle strutture (30% e/o costi di ammortamento durante esecuzione progetto), molto la sperimentazione dei processi e gli impianti pilota investigativi di particolari tecnologie o soluzioni dal 70% al 100%. 
Fino a ieri accesso privilegiato a questi fondi era dedicato alle Università e ai centri di Ricerca. Oggi l’accesso è aperto molto di più anche agli altri, che aderiscano però alle finalità e agli obiettivi del programma.
La ricerca dei bandi è un po’ complessa, per chi non si sia approcciato mai a programmi di questo tipo. Tralasciando che il sito principale è in Inglese, il programma è diviso in tre pilastri principali: eccellenza scientifica, leadership industriale, sfide per la società, più altre sei linee di finanziamento.
Per uno sguardo d’insieme fate riferimento all’immagine seguente:



Ognuno dei tre pilastri, poi è diviso in capitoli tematici. Ognuno di questi da poi vita a call specifiche che vengono elencate in programmi biennali dal 2014 al 2020. Oggi, infatti sono disponibili le call del 2014 e del 2020.

Aspetti critici sono: elevata competizione, necessità di parternariato solido (con credentials experience ed expertise) e equilibrato geograficamente, il testo scritto, poi, deve essere comprensibile anche se scientificamente elevato e redatto in un inglese perfetto.
Le call sono complesse e riassumono in meno righe percorsi decisionali assai più corposi.
Le azioni fatte con H2020 ed i programmi a questo correlati, sono azioni ad alto livello, ambiziose, innovative, in un certo senso “evolutive” in rifermento alle soluzioni tecnologiche o di processo investigate in maniera partecipata con in un certo senso l’elite dell’innovazione in europa. Il TRL (Tecnology Readiness Level) ossia il livello di maturità tecnologica delle proposte presentate alle call deve essere da 6 a superiore (nelle relazioni sul livello di tecnologia innovativa, in media, l’Italia NON arriva a 6. Solo alcuni centri e istituti riescono).

Gli aspetti positivi sono la spinta e l’accelerazione che programmi di questo tipo danno ad idee innovative. Si entra nell’olimpo della ricerca e ci si confronta, in termini di collaborazione e miglioramento, con il più altro livello europeo di attività. Che tradotto, significa anche alto livello mondiale. Il beneficio di una call H2020 non è solo economica, quindi, di tutte quelle positività che scaturiscono nel realizzare progetti ad alto valore in un contesto europeo e globale. Non ultimo l’aspetto finanziario. I progetti H2020 non hanno limiti economici. Ma la richiesta economica deve essere commisurata alla sfida affrontata e alla soluzione proposta.
Progetti di 4/5 milioni di euro sono abbastanza normali. E le attività di prototipazione, ricerca analisi, ricaduta, comunicazione, disseminazione ed eventuale trasferimento sono finanziate al 100%. 

Per darvi un esempio delle call disponibili in questo momento (con scadenza 4 giugno 2015)
(sito http://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/home.html da questo cliccate nel menu in alto Funding opportunity e nella pagina che vi si apre sulla sinistra cliccate sotto alla voce H2020 il tasto “call”: vi si apre una pagina con un corposo numero di caselle di diverso colore, ognuna di queste è una piccola “famiglia” di call tematizzate).

Un gruppo di questi, utile per le energie rinnovabili segue questo percorso:
H2020 à Societal Challenges à Energy Efficiency à codice H2020 – EE – 2015 – 2 – RIA.

Aprendo questa casellina, troviamo tre call relative a tre “topic”:
Topic:            EE-06-2015: Demand response in blocks of buildings
Topic:            EE-11-2015: New ICT-based solutions for energy efficiency
Topic:            EE-13-2015: Technology for district heating and cooling

Aprendo uno di questi tre link (li trovate come link sulla pagina di H2020) si apre la call specifica, di cui vi metto un estratto, (opportunamente tradotto):
Demand – Response in blocks of Buildings
Specific Challenge: un sistema “demand – response” consente agli utenti finali di partecipare attivamente nei mercati dell'energia e risparmiare da condizioni di prezzo ottimali, rendendo la griglia (caldo, freddo, energia elettrica) più efficiente e contribuiendo all'integrazione delle fonti energetiche rinnovabili. La direttiva sull'efficienza energetica adottata nel 2012 contiene disposizioni che incoraggino gli operatori del mercato per facilitare le tecnologie “demand – response”. A livello degli edifici, il crescente impiego di tecnologie per la gestione dell'energia, sia per i carichi termici che elettrici, agirà come fattore abilitante per lo sviluppo di sistema “demand – response”  sia negli edifici residenziali e non residenziali (ad esempio uffici).
Tali sistemi possono essere integrati con tecnologie termiche/elettriche di immagazzinamento energetico sia con micro impianti di calore ed elettricità combinati (CHP). […]

Scope: per ogni blocco di edifici, ci si dovrebbe concentrare sull'ottimizzazione in tempo reale della domanda di energia, sull’immagazzinamento e e sulla distribuzione (compresa l’aspetto dell’autoproduzione se presente), utilizzando sistemi di gestione dell'energia intelligenti, con l'obiettivo di ridurre la differenza tra la domanda di potenza di picco e la domanda di tempo minimo di notte, riducendo così i costi e le emissioni di gas serra. Devono essere dimostrate soluzioni interoperabili economicamente coonvenienti e tali da non compromettere il comfort degli occupanti per un blocco di edifici costituiti da almeno 3 diversi edifici in condizioni operative reali. Le soluzioni devono essere compatibili con le reti intelligenti, le norme internazionali e con l'infrastruttura della rete di distribuzione.

Come si fa a trovare il bando giusto o a vedere in quale linea ci possono essere ambiti che collimano con i vostri progetti? Si studia. Un consulente europrogettista che propone progetti su H2020 passa le giornate (ma anche mesi) a studiare questi bandi e i documenti antecedenti correlati.



Life 2014 – 2020
Lo strumento di finanziamento LIFE fornisce un sostegno specifico per lo sviluppo e l’attuazione della politica e delle normative dell’Unione in materia di ambiente e clima.
Gli strumenti principali previsti da LIFE sono sovvenzioni, contratti di appalti pubblici e contributi agli strumenti finanziari.
Le sovvenzioni per azioni, che forniscono un contributo finanziario diretto sottoforma di donazione, proverranno dal bilancio dell’Unione e costituiranno lo strumento finanziario più importante nell’ambito di LIFE.
Durante il primo programma di lavoro pluriennale (2014-2017), le sovvenzioni rappresenteranno in linea di massima il 60 % dei contributi finanziari erogati a favore dei progetti.
Il programma LIFE si compone di due sottoprogrammi, Ambiente e Azione per il clima.
Le principali aree di finanziamento nell’ambito del sottoprogramma Ambiente sono: ambiente ed efficienza delle risorse, natura e biodiversità, governance ambientale e informazione.
Le aree di finanziamento chiave nell’ambito del sottoprogramma Azione per il clima sono: mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento, governance climatica e informazione.

Tra gli obiettivi del programma LIFE, vi è quello di contribuire al passaggio verso un’economia efficiente nell’impiego delle risorse, a basso tenore di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici.
Ad esempio, nell’ambito del settore prioritario riguardante l’ambiente e l’efficienza delle risorse, il programma LIFE sostiene i progetti volti a sviluppare, testare e dimostrare gli approcci relativi alle politiche e alla gestione, nonché le buone pratiche e le soluzioni, compresi lo sviluppo e la sperimentazione di tecnologie innovative per fronteggiare le sfide ambientali che possono essere riprodotte, trasferite e divulgate.
LIFE è un programma integrativo per le attività di ricerca finanziate attraverso Orizzonte 2020.
Quindi sono ammessi progetti sul ciclo di vita delle produzioni e dei settori, anche edile, su utilizzo di materiali innovativi, nonché su tutti gli aspetti delle energie rinnovabili, con finalità dimostrative di buone pratiche.



Fondi strutturali, programmi transfrontalieri a gestione partecipata.

I programmi che, in tutto o in parte, investono il territorio del Veneto sono elencati nel mio secondo post del 22 Marzo del 2015, con i siti di riferimento. In alcuni di questi viene fatto un esplicito riferimento a interventi su energie rinnovabili e efficientamento energetico

Central Europe (Europa Centrale)
Asse prioritario 2: sviluppare e implementare soluzioni per incrementare l’efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili nelle strutture pubbliche.
La call prevede anche la partecipazione di PMI e altri e finanzia sino all’85% dei costi ammissibili.

MED (Mediterraneo)
Obiettivo specifico 2.1: accrescere la capacità di gestione energetica degli edifici pubblici a scala transnazionale.
Anche qui è aperta la partecipazione delle PMI. Anche qui il cofinanziamento è del 85% sui costi ammissibili.

ADRION (Adriatico – Ionio)
Interreg Europe nel terzo e nel quarto tema d’azione cita, testualmente (dal Programme Manual disponibile in rete):
Ob 4. Ambiente ed efficienza nell’uso delle risorse
“Sostenere la transizione industriale verso un uso efficiente delle risorse, la promozione
crescita verde, eco-innovazione e gestione delle prestazioni ambientali nei settori pubblico e privato.”
Ricordo che a questo programma possono accedere le PA, le organizzazioni parapubbliche o partecipate e i privati NO – Profit.


I fondi Strutturali di gestione indiretta: il POR FESR Veneto. 

Secondo previsioni e intenzioni UE l’utilizzo dei fondi comunitari 2014-2020 potrà essere destinato ad interventi per la coesione economica, sociale e territoriale in tutte le aree del Paese.

Tra le undici aree tematiche individuate dall’Unione Europea appare di particolare valenza ai fini energetici quella denominata “Sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori”, i cui obiettivi sono stati definiti a livello comunitario e inglobati nella strategia per rilanciare l’economia dell’Unione conosciuta come “Europa 2020”, quale strategia intermedia rispetto ad un orizzonte di più lungo periodo.
Questi obiettivi passano essenzialmente attraverso le politiche energetiche.
Al contempo, per massimizzare le ricadute economiche a livello territoriale, la politica potrà contribuire all’introduzione di innovazioni di processo e di prodotto improntate al risparmio energetico nelle imprese, anche agevolando la sperimentazione e laddove possibile la diffusione di fonti energetiche rinnovabili alternative a quelle a oggi maggiormente diffuse ed al potenziamento delle filiere produttive sia nella bioedilizia sia nella componentistica.

Nelle aree urbane potranno essere sostenuti i sistemi di distribuzione intelligente dell’energia (smart grids) e interventi integrati di risparmio, produzione da fonti rinnovabili, efficienza delle reti e trasporto sostenibile che rispondano ad un’unica strategia di sviluppo dei servizi per una migliore qualità della vita.

Quest’area avrà inoltre delle sinergie con l’area tematica “Promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi” che tenderà a favorire, tra l’altro, la diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra e l’aumento del sequestro di carbonio.

Riferimento esplicito è alla politica di Coesione e ai POR FESR Regionali.

“Secondo la nuova programmazione sui fondi strutturali, in particolare sul FESR, dedicati ai Piani Operativi Regionali (POR)per l’Unione Europea sarà possibile destinare fino al 4% del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR, appunto) per cofinanziare, in ogni Stato membro e in ogni regione UE, gli investimenti per l’efficienza energetica nell’edilizia, quali la posa di doppi vetri, pannelli solari e fotovoltaici, sostituzione di vecchie caldaie. Questi andranno a far parte integrante dei fondi normati dai POR Regionali, nella massima parte.
 Si tratta di quanto disposto dal regolamento previsto dal Parlamento che, data la crisi economica, vuole promuovere la creazione di posti di lavoro e il conseguimento degli obiettivi sui cambiamenti climatici. Il Parlamento Europeo ha adottato la modifica del regolamento inerenti il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) che procede con l’intento di consentire e facilitare gli investimenti a favore dell’efficienza energetica delle rinnovabili nel campo dell’edilizia abitativa in ogni Stato membro.”Fonte UE.

Nel POR FESR Veneto non viene citata la parola “Bioedilizia” e gli obiettivi 202020, vengono, nel testo, disattesi. Questo non toglie che gli obiettivi citati nel testo possano essere, forse, quelli più onestamente raggiungibili. In ogni caso, come si evincerà dal testo, il ritardo è palese.

Ecco alcune puntualizzazioni. Faccio riferimento al testo del POR FESR Veneto 2014 - 2020 disponibile in rete che presenta, sia come obiettivi Nazionali che come obiettivi Veneti, dei punti di attenzione:

1- un ritardo dell’approvazione (oggi è approvato) che segnalo con esclusiva “attenzione” tecnica: mi riferisco a una “capacità amministrativa” che ogni apparato burocratico, in correlazione al tessuto socioeconomico a cui si riferisce, possiede e che ne definisce e limita la capacità di spesa annua. Difficilmente si riusciranno a recuperare le risorse “non spese” nel lasso di tempo in cui non abbiamo avuto il POR FESR approvato. Altre regioni europee (un esempio per tutti, le regioni della Spagna) hanno cominciato a spendere i soldi del loro POR FESR nel gennaio 2014.
In questo senso l’impegno della società civile dovrà essere forte (come progetti presentati e esecuzioni di lavori fatti ad hoc) per stimolare il recupero, attraverso gli organi preposti, della spesa delle risorse previste e al Veneto allocate.

2- Seppur non sia citata nel POR la parola Bioedilizia,  sono citati obiettivi sull’uso delle rinnovabili, relativi alla politica 20 20 20 dell’Unione Europea, anche se con obiettivi ridotti rispetto alle decisioni approvate in sede UE:
20 – 1 – (ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990  e del 21% rispetto al 2005) con un obiettivo italiano del -13% rispetto al 2005 e uno Veneto coerente con il Nazionale. Se tutto va bene (e siamo in ritardo di un anno e mezzo) nel 2020 saremo 8 punti percentuali sotto le richieste UE di Europa 202020.
20 – 2 – (raggiungere entro il 2020 il 20% dell’approvvigionamento energetico da Energie Rinnovabili), con un obiettivo italiano relativamente più basso (17 %) ed uno Veneto decisamente più basso (10,3 %)
20 – 3 – siamo allineati con altri stati nel non dichiarare gli obiettivi (N.D.)

Mi sento su questo tema di suggerire un accorgimento. Anche se la direttiva UE parla di 20 20 20, nonostante gli obiettivi della Italiani e della Regione del Veneto non siano in linea, nella realtà delle cose, nei progetti UE ad oggi presentati e in parte eseguiti questi obiettivi sono di gran lunga superati (in alcuni casi raddoppiati) e questo anche in progetti che vedono come capofila entità e comuni del Veneto.

Quindi, credo che si potrebbe usufruire dei fondi POR in maniera da ottenere finanziamenti per progetti che non si limitino nei loro contenuti agli obiettivi regionali, ma che tendano addirittura a superare quelli europei, al fine di eliminare un gap che, poi, si tradurrebbe in costi correlati per il tessuto produttivo e sociale locale superiori rispetto a paritetiche situazioni in altri paesi Ue.

Quindi, a mio avviso, avanti tutta ma, suggerisco, con progetti ambiziosi e con una visione che vada oltre il locale. Una “glocal” vision.


sabato 18 aprile 2015

Fondi UE e cultura.


Seppur il Governo Italiano, dal 2011 ad oggi, si mantenga, sostanzialmente, sul suo basso apporto alla cultura (trattasi di 1,5 miliardi di €/anno, che è lo 0,20 del PIL) il taglio arriva indiretto. Operato da chi, fino a ieri mecenate per un valore complessivo sei volte superiore all’apporto governativo, si trova oggi schiacciato nella legge di stabilità e nella spending review. Regioni, comuni e le morenti province, già nel 2012 hanno dovuto ridurre la spesa sulla cultura di circa 7,2 Miliardi di €. Nel 2015 (oggi) la legge di stabilità, varata dal Governo Renzi, aumenta la fiscalità (in maniera importante) alle Fondazioni Bancarie. Questo inciderà pesantemente anche sulle prossime erogazioni che questi enti, molto importanti in chiave locale, fino a ieri hanno erogato.
Il sistema culturale, fondamentale per ogni paese, è ineludibile per un paese come il nostro che possiede, da solo, opere artistiche e culturali forse superiori al 50% di tutte quelle presenti nel globo terrestre e che è basato su istituzioni internazionali e grandi, ma anche su un fertilissimo micro tessuto di associazioni, società e cooperative che producono cultura dal basso.
Tutti questi, grandi e piccole entità, in attesa che cali la miopia governativa, dovrebbero strutturarsi in maniera differente se non vuole soccombere. Asciugarsi, modernizzarsi (in senso di proposte collegate alle nuove tecnologie, ad esempio: una bella startup di Milano, pensata e costruita da un ragazzo di Napoli, è Movieday http://www.movieday.it/ ) e adeguare, come mix, diverse fonti di finanziamento. Anche perché con la crisi molto presente, c'è un calo generalizzato di pubblico e quindi anche gli introiti dai ticket non coprono quasi mai le spese.

In questo scenario, a volte paradossale (la cultura e l'arte sono motori economici in nazioni più "povere" di contenuti rispetto a noi), fra le fonti di finanziamento, i Fondi Europei possono fare la loro parte.
E direi che una parte di Italiani lo ha capito e già ci difendiamo benino.

Nello scorso invito del programma EUROPA CREATIVA, sotto programma Cultura (call EACEA -32-2014, scaduto a Ottobre 2014) la componente italiana relativamente ai progetti approvati è importante.
Il programma del bando riportato era strutturato in due categorie: progetti di cooperazione su piccola scala, che prevedevano la presenza di un responsabile del progetto e di almeno altri 2 partner stabiliti in almeno 3 diversi Paesi ammissibili:  in questo settore il contributo europeo poteva arrivare al massimo, per ogni progetto approvato, a 200mila euro, pari a non più del 60% dei costi ammissibili previsti in ogni progetto; e i progetti di cooperazione su larga scala, che prevedevano la presenza di un responsabile del progetto in un paese e di almeno altri 5 partner stabiliti in almeno 6 diversi Paesi partecipanti al programma Europa creativa; in questa seconda famiglia di progetti il contributo europeo massimo  arrivava alla ragguardevole cifra di 2 milioni di euro, pari a non più del 50% del bilancio ammissibile.

Fra gli 80 progetti finanziati complessivamente sulle due categorie, 11 sono Italiani: l’Italia risulta in questo caso la prima nazione come numero di progetti approvati.
Vediamo un po’ più in dettaglio:

Cooperazione su piccola scala: 
su 476 proposte ricevute per progetti di cooperazione su piccola scala, la Commissione UE ha selezionato 64 progetti /13,4%), di cui 9 italiani (14%):

Contact zones dell’associazione culturale Margine operativo (Roma);
Theatres for All della Provincia di Forlì-Cesena;
Skills, Practice and Recruitment of European musicians for tomorrow. Audience Development in classical music della Fondazione Gustav Mahler Musica e Gioventù;
POP DRAMA: Circulating of European Playwriting through people's choice del Centro Diego Fabbri;
Fabulamundi. Playwriting Europe – Crossing generations di PAV Snc di Claudia di Giacomo e Roberta Scaglione;
Developing archaeological audiences along the Roman route Aquileia-Emona-Sirmium-Viminacium della Fondazione Aquileia;
Between Arts and Creativity di Onestage performing arts project;
SENSES: the sensory theatre. New transnational strategies for theater audience building dell’Università degli Studi di Milano;
All Strings Attached: Pioneers of the European Puppetry Behind the Scenes del Comune di Cividale del Friuli.

L’Italia si è distinta per il più alto numero di proposte selezionate, 9, seguita da Francia (8), Regno Unito (8), Belgio (6) e Germania (6).

Cooperazione su larga scala: in questa categoria con cifre più alte su 127 proposte ricevute per progetti la Commissione UE ha selezionato 16 progetti (12,6%), di cui 2 italiani (12,5%):

LPM 2015 > 2018 - Live Performers Meeting di Flyer communication Srl;
EU COLLECTIVE PLAYS! del Teatro Stabile delle Arti Medioevali- Società Cooperativa.

L’Italia, in questa categoria presa singolarmente, si trova al terzo posto per il numero di progetti su larga scala selezionati, insieme a Belgio e Paesi Bassi, preceduti al primo posto dalla Francia, con 4 progetti selezionati, e al secondo posto dal Regno Unito, con 3 progetti selezionati.

Notate inoltre come i beneficiari sono di tipo diversificato: faccio questa distinzione non tanto come caratteristica del bando, definita dai formulari e dalle regole, ma come possibilità, non solo amministrazioni pubbliche o Università ma anche srl, associazioni, cooperative e/o fondazioni possono partecipare e vincere.

Allego per chi desidera i link dove trovate le schede prodotte dalla UE con tutti i progetti approvati, completi dei Partner coinvolti, cifra di progetto, cifra finanziata e % di finanziamento su progetto.

https://eacea.ec.europa.eu/sites/eacea-site/files/2.coop_1_selectedprojectsinclpartners.pdf

https://eacea.ec.europa.eu/sites/eacea-site/files/2.coop_1_selectedprojectsinclpartners.pdf

mercoledì 8 aprile 2015

Volendo, possiamo. Il caso del programma Life.


E’ vero. E’ assodato che dobbiamo fare parecchia strada nella comprensione degli strumenti di finanziamento europei e nel loro utilizzo. E’ altresì vero che questo gap negativo dovremmo superarlo nel più breve tempo possibile: la possibilità di recuperare e portare a casa risorse in un periodo di crisi come questo è fondamentale.
Nella grande erogazione potenziale che investe il nostro paese, oltre ai fondi provenienti in bandi diretti, nei quali si fa riferimento direttamente a organi dell’Unione Europea sia per la richiesta (call) sia per la gestione, esiste la somma definita dai fondi strutturali. Questi ultimi sono decisamente più definiti e fino a ieri completamente “in mano” alle amministrazioni pubbliche: solo le PA infatti, erano le beneficiarie, cioè coloro che a questi potevano dare la prima risposta. Le PMI e il tessuto produttivo venivano investiti in fase successiva, come ritorno. Non a caso sono conosciuti come fondi “indiretti”, nei quali, cioè NON ci riferiamo per la gestione direttamente alla UE, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, a enti locali.
Ricordiamo che i fondi europei, sono stati ideati per sostenere la crescita delle aree più deboli dell'Unione, ed ammontano, nella loro totalità ad un valore pari ad un terzo di tutto il bilancio europeo.
Questo obiettivo viene perseguito, abbiamo visto, anche con i fondi strutturali (indiretti) come ad esempio il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) ed il Fondo Sociale Europeo (FSE).
Il primo sostiene soprattutto la realizzazione di infrastrutture e investimenti produttivi che generano occupazione, soprattutto nel mondo delle imprese. Il secondo mira a favorire l'inserimento professionale dei disoccupati e delle categorie sociali più deboli, finanziando in particolare azioni di formazione.
A questi si affiancano, poi, i cofinanziamenti agli stati (casi in cui l'UE eroga cofinanziamenti non solo sulla base di proprie decisioni ma anche sulla base di declinazioni "locali" presentati alla UE da Governi e Regioni) che generano quelli che sono i PON (Piani Operativi Nazionali) e i POR (Piani Operativi Regionali), che diventano alla fine call for proposals per il territorio. 

Sui Fondi strutturali, quindi, fare i conti è più facile. Sono in un certo senso definiti. 
Fondi strutturali per l'Italia nel periodo 2007 - 2013 (le cifre sono in €):

Periodo
Stanziati
Utilizzati
Percentuale
2007-2013
27.952.613.430
16.290.125.356
58,28%
(Dati 2014, fonte UE, Governo e giornali italiani)

E’ vero che per lo scorso periodo (settennio) il 58,28% delle risorse messe a disposizione dall'Europa spese o impegnate è un dato che ci colloca in coda alla classifica. La situazione non è omogenea a livello territoriale: per quanto riguarda il FESR il dato è la media tra il 73% raggiunto nelle regioni del Centro-Nord (che quindi dovrebbero centrare il pieno impiego delle risorse entro la scadenza fissata alla fine del prossimo anno) e il 57% del Mezzogiorno. La maglia nera ce l’hanno tre regioni: Campania, Calabria e Sicilia. Sono queste  le regioni che maggiormente faticano a impiegare le risorse a disposizione  soprattutto nei programmi per la cultura, il turismo e le infrastrutture di trasporto.
Con motivi diversi. Burocrazia, ignoranza sui fondi UE, corruzione e malaffare. Cause, direi, abbastanza trasversali nel nostro territorio.

Ma non tutte additabili solo al “governo”, locale o centrale che sia. Ma anche ad una diffusa errata conoscenza di quello che effettivamente sono i fondi europei e in che cosa possono essere utilizzati. A discapito di quanti (e oggi stanno diventando tanti) fanno lavori e informazione in questo campo.

Per i fondi diretti, al contrario, è più difficile fare una valutazione. Questo perché non esiste una cifra definita e stanziata. I fondi sono cospicui ma sensibilmente inferiori ai fondi strutturali. La gara qua è un'altra: c’è moltissima competizione. Fatta a colpi di innovazione, di capacità, di soluzioni, di pratiche d’eccellenza e di progettazione ad alti livelli (con difficoltà differenti a seconda delle diverse linee di finanziamento). In ogni caso la competizione è fortissima. E l’asticella è alta.
Ci giochiamo qualche posizione in margini di success rate che raramente superano il 10-15% con 27 paesi partecipanti normalmente (ma che possono arrivare anche a oltre 30, con deroghe e affiliazioni). 
E’ in questo ambito che valgono molto concetti come “project culture” che definisco come la conoscenza matura derivante dall’esperienza di esecuzione delle diverse fasi dei progetti europei,  “credentials” da non confondere con la parola “raccomandazione” cara alla cultura italica, ma definibile come un insieme di esperienze già realizzate con successo (anche piccole) che descrivano nei fatti il “beneficiario”, o anche parole come l’espressione francese “esprit communautarie”.
Il vantaggio del partecipare a queste linee di finanziamento non è (non solo) quello economico. Molto importante, e assoluto, è il vantaggio di apertura e di crescita dei propri skill e delle proprie capacità. Capacità di gareggiare ai massimi livelli di qualità e di risultato. In tutti i mercati del globo. In un certo senso si cresce partecipando, a volte vincendo, e nel caso di vittoria, spendendo in maniera efficace ed efficiente quanto ottenuto. 

E quindi? Senza speranza?

Assolutamente no.
E' in questi casi dove, a volte, la voce Italiana si fa sentire forte. Una voce che spero aumenti. Molto!!!

C’è un’Italia capace. Che è quella che, seppur in minoranza oggi, rischia, si impegna, studia, capisce, applica, sperimenta e diventa eccellenza e esempio. Anche nei fondi europei.
E questi "casi" aprono la strada ad un’Italia “possibile”.
Sono esempi fondamentali per leggere una via e per capirla: infatti, oltre a dirci che “è possibile”, anche nella indeterminatezza di una “gara”, anche nella complessità delle regole, anche nella burocratica lentezza della maggioranza delle PA Italiane, ci danno indicazioni precise su mentalità, stili, approcci e “modus operandi” ai quali il tessuto produttivo e proponente dovrebbe aspirare. Per competere e per uno sviluppo sociale, prima ancora che economico.
C’è anche altro: quello che i potenti e precisi progettisti tedeschi, gli esperti austriaci, i poco appariscenti francesi e gli audaci spagnoli non hanno è la genialità e la fantasia tutta Italiana nel concepire e realizzare soluzioni a problemi. I progetti Italiani, quando sono fatti bene, nel rispetto delle regole, affiancati da progettisti italiani con competenza europea solida, con spese secondo i parametri europei, hanno, quasi sempre, un notevole riscontro in sede europea. E non perché sono lampi nelle tenebre, ma perché sono esempi di buone pratiche e di soluzioni innovative.
Ci sono alcuni programmi in l'Italia eccelle, fra l’altro, non sono nemmeno i più semplici dove risultare vincitori. Qui c'è un'Italia che si prepara, che si affida a tecnici preparati, che ha buone idee, che si mette in gioco e che cerca, e molte volte ci riesce, di migliorare.
Quindi, cercando di guardare il positivo, vorrei stimolare altro positivo. Identificando programmi e progetti dove abbiamo dato sfoggio di buone pratiche e innovazione.


Uno di questi programmi, ad esempio, è il programma Life.
Nel 2014 (valido anche nel 2015) è stato presentato modificato e aumentato rispetto agli anni precedenti. Il nuovo programma è diviso in due macroaree:  Environment (con tre sottoprogrammi: Nature e Biodiversity, Environment and Resource Efficency, Governance and Information) e Climate Action (anche questo con tre sottoprogrammi: Change Mitigation, Change Adaptation, Governance and Information).
Ma è un programma antico che dal 1992 finanzia azioni in campo ambientale.
E qui, la giocano da padroni, due nazioni sopra a tutte le altre. Italia, da quando esiste il programma e, con noi, la Spagna.
Nei periodi sino al 2006, l’Italia ha superato tutti, con un record di 243 progetti finanziati sul totale di 1078 finanziati nel periodo 1992 – 2006, che corrispondono a 113 milioni di euro erogati come contributi (cofinanziamento a fondo perduto) all’Italia.
Nel complesso, 2007 – 2013, l’Italia si è vista approvata 304 progetti su un totale di 1406 approvati dalla UE, per un totale di spesa di circa 2 miliardi e mezzo di Euro, con la Spagna avanti a noi di poche unità (312 progetti approvati totali in tutto il periodo), recuperate nella maggior parte nel 2013.
Infatti, nel 2013, sono state finanziate dalla UE  228 proposte provenienti da tutta Europa.  Di queste 47 hanno come capofila entità Italiane, e altri 5 progetti hanno entità italiane come partner. La Spagna nel 2013 ci ha battuti con 69 progetti approvati.
Sempre nel 2013, fra i 47 Italiani, il Veneto ha ottenuto 4 progetti finanziati (Life ENV)
CARWASTE    proposto da PAL srl ha ottenuto 1.094.237 € su un costo tot di 2.346.103
HFREE Life PICKING proposto da RIVIT SpA ha ottenuto 701.081 € su un costo 
tot di 1.492.614 €
Life REPLACE BELT proposto da Plastic Metal SpA ha ottenuto 736.634 € su c. tot di 1.554.518 €
Life AGRICARE proposto da Veneto Agricoltura ha ottenuto 971.480 € su c. tot di 2.577.825 €
(database UE Life)
I dati del 2014, non sono ancora del tutto disponibili e ve li darò appena possibile.

A fronte di questi successi che si è creata una “scuola” con un buon numero di professionisti (a volte associati in studi, a volte in grosse società o anche come singoli professionisti) che più di altri hanno sviscerato e compreso il meccanismo del programma, ottenendone per il territorio, la massima ricaduta economica possibile, legata a progetti che salvaguardano l’ambiente in tutte le sue forme.

Fra i progetti del 2013 sulle tematiche dell’ambiente, ne sono stati scelti 25 dalla UE e premiati come migliori.
Fra questi 6 sono considerati “Best of the best
Fra questi c’è il progetto Italiano ENERG – ICE proposto da DOW Italia srl

Fra i restanti 19 “Best projects”, compare un altro progetto Italiano. Il SEDI.PORT.SIL proposto dal MED Ingegneria S.rl. sito web:  http://www.lifesediportsil.eu/
Web Submary:

Questo solo come esempio. Si può fare di più? Certo. Ma è anche vero che, volendo, possiamo.
Nel prossimo articolo, vi mostrerò altri progetti in cui l’Italia ha dato esempio ed è stata premiata, anche in altri programmi.