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mercoledì 7 ottobre 2015

Tempo di primi risultati H2020 e SME Instrument






Alla data del 31 dicembre 2015 si esaurirà il primo biennio di programmazione delle call di Horizon 2020 (nonché dello strumento SME Instrument, a H2020 collegato). Quindi può tornare utile una analisi di questi primi due anni. I dati sono emessi dalla UE, (DG Ricerca) e raccolti e accorparti attraverso la sintesi di documentazione europea.


La Dg Ricerca della Commissione Ue ha pubblicato i risultati dei primi 100 inviti a presentare proposte (call) lanciati (anni 2014 – 2020) nell’ambito del programma europeo per la ricerca e l’innovazione, Horizon 2020.
Rileviamo immediatamente come di sia abbassata la percentuale dei progetti finanziati. Siamo passati da un 20 % della programmazione del 7imo programma quadro al 14%, in calo rispetto al precedente settennato del 6 %. Prima veniva approvato 1 progetto su 5, con H2020 abbiamo 1 progetto su 7, ovviamente in termini di media europea.  

L’Italia è terza in Europa per numero di domande presentate nel contesto di Horizon 2020

Questa percentuale si dimezza poi sullo SME Instrument, dove la competizione diventa più forte e le richieste di livello innovativo sono alte e precise. Parliamo del 7% circa (come media Europea) cioè 1 progetto ogni 14 presentati 
Enti e imprese italiane non hanno ancora risultati migliori dei principali paesi membri della Ue, ma gli ultimi dati, specie sullo SME instrument, indicano una inversione di tendenza, peraltro senza enfasi eccessive (ndr, fate riferimento al mio post del 28 marzo 2015: Strumenti della nuova programmazione per le piccole e medie imprese)

In questo programma l'Italia è prima come numero di proposte presentate.


Ma vediamo lo scenario generale: H2020

La Commissione Ue ha ricevuto, in questi primi due anni, 111.579 domande, provenienti dai 28 Stati membri, in risposta ai primi 100 inviti di Horizon 2020, un numero superiore come valore medio rispetto al valore medio annuo del settimo programma quadro che era intorno ai 85.440 proposte presentate anno (598.080 proposte totali presentati relativamente all’intero periodo, sette anni dal 2007 al 2013, del FP7).
Il Regno Unito si colloca al primo posto per domande presentate (oltre 14.000), seguito da Germania (più di 13.000) e Italia (circa 12.000).
Agli ultimi posti ci sono Lussemburgo, Lettonia e Malta, con meno di mille domande presentate.



Guardando alla partecipazione dei Paesi terzi, invece, la Commissione Ue ha ricevuto complessivamente 3.950 domande provenienti da 122 Paesi, con gli Stati Uniti in testa (oltre 1%), seguiti da Canada e Cina (0,4%).




Tasso di successo e partecipanti
Delle 111.579 domande presentate la Commissione Ue ha valutato ammissibili 31.115 proposte complete (ammissibili). Significa che 80.464 proposte non erano ammissibili (!!), se non fosse un lavoro enorme capire i motivi per cui non erano ammissibili darebbe alcune preziose indicazioni. Delle proproste progetti ammissibili solo  4.315 (14% come media europea), come evidenziato prima, sono state le proposte finanziate mediante l’accesso ai contributi di Horizon 2020 (cioè ammissibili e finanziate), un tasso di successo inferiore rispetto a quello registrato dal 7PQ (20%). Si è alzato quindi il livello della complessità.





Il tasso di successo (cioè quel valore medio europeo del 14 %) delle domande presentate varia da paese a paese, con Francia e Belgio ai primi posti (17% circa), seguite da Austria ed Estonia (più del 16%). Agli ultimi posti si collocano Italia (11,9%) e a seguire Croazia, Ungheria, Slovenia e Bulgaria (tutte al di sotto del 11,9 %).
Quindi, per l'Italia, su 12.000 proposte presentate, le proposte accettate dall’Unione Europea sono state 1428 cioè l’11,9 % (poco meno di 1 su 12).



Tra i partecipanti, sempre a livello europeo, invece, le università si sono distinte per il maggior numero di domande ammissibili (5.977), seguite dal settore privato (5.566) e dalle organizzazioni di ricerca (4.164), mentre gli enti pubblici si registrano ultimi (1.133).



Grant agreement

Una volta approvato il progetto presentato nell’ambito di Horizon 2020 i beneficiari devono sottoscrivere un contratto di sovvenzione con la Commissione Ue, noto come grant agreement
Per i primi 100 bandi Horizon 2020, sono gli inglesi i partecipanti che hanno sottoscritto il maggior numero di grant agreement (15% circa), seguiti da tedeschi (14%), spagnoli (11% circa) ed italiani (10% circa). Lettonia, Lituania e Malta sono ultime in Europa per contratti firmati.


Guardando ai Paesi terzi, invece, il maggior numero di grant agreement è stato siglato con gli Stati Uniti, seguiti da Canada, Sud Africa e Cina.


Il contributo europeo assegnato ai partecipanti varia profondamente tra i 28 Stati membri, a causa di diversi fattori, tra cui la dimensione del progetto presentato e i costi previsti in ogni Paese. I tedeschi sono primi in classifica per contributi europei ricevuti (23% circa), seguiti da inglesi (15%), francesi (più del 10%), spagnoli ed italiani (meno del 10%). Agli ultimi posti ci sono Slovacchia, Lituani e Malta.



In merito alla tipologia dei partecipanti le università sono prime per l'adesione agli accordi di sovvenzione, seguite dal settore privato e dalle organizzazioni di ricerca. Guardando ai contributi europei assegnati le università sono di nuovo prime, segutite dalle organizzazioni di ricerca e dal settore privato.



Concentrandosi sul ruolo delle PMI nei grant agreement, si nota un aumento considerevole della loro partecipazione rispetto al 7PQ (+5% circa), anche in termini di contributi europei assegnati (+4% circa).


Nuovi partecipanti

Tra i partecipanti ai primi 100 bandi Horizon 2020 il 38% rientra nella categoria dei 'nuovi arrivati', ossia coloro che non hanno presentato domande nell'ambito del precedente 7PQ. Si tratta di un dato positivo secondo la Commissione Ue, che dimostra gli sfrozi fatti finora per rendere Horizon 2020 più accessibile. Tra i nuovi arrivati il 40% è rappresentato dalle PMI.


SME Instrument

L'EASME ha ricevuto 4.694 domande nell'ambito dello SME Instrument di Horizon 2020, con le PMI italiane in testa (887 domande), seguite da quelle spagnole (740), inglesi (412), tedesche (338) e francesi (267). Agli ultimi posti ci sono le imprese croate, lussemburghesi e maltesi.



La situazione cambia profondamente se si prende in cosiderazione il tasso di successo delle domande presentate, ossia le proposte effettivamente finanziate, con Malta al primo posto, seguita da Irlanda, Svezia, Danimarca, Regno Unito. L'Italia si colloca al 14esimo posto (con una percentuale del 6,3% circa (con 56 approvazioni su 887 richieste presentate). Qui il basso tasso di innovazione delle imprese italiane pesa moltissimo.


Notiamo quindi come a fronte di un elevato numero di domande presentate, l'aspetto rilevante sono le % non esaltanti dei progetti approvati. Probabilmente, interventi che da un lato alzino e favoriscano il riconoscimento e la professionalizzazione di una figura, oggi evanescente in Italia, come quella del progettista per i bandi europei (e non), affiancato da interventi atti a favorire un aumento culturale su questi strumenti e sulle caratteristiche di qualità e di innovazione necessarie (e non sufficienti) per poter presentare un progetto, potrebbero aiutare a invertire una tendenza che oggi ci fa perdere milioni di Euro e opportunità di sviluppo sostenibile.


lunedì 20 luglio 2015

Perché fare un progetto europeo?





Salve a tutti quelli che mi leggono.
Dopo un po’ di tempo dedicato alla stesura di progetti su alcune call, eccomi di ritorno a scrivere un pezzo sul mio blog.
Mi aiuta partire dalla domanda che spesso mi viene posta: perché fare un progetto europeo?

Ritengo che la risposta possa essere divisa in due parti: la prima per provare a intendersi sulla parola “progetto”. La seconda sull’aspetto Europeo.
La parola che deriva dal latino, ha questa etimologia: pro avanti jacere gettare, ossia “ciò che viene gettato davanti
Nella vita, più o meno, tutto può essere definito come un “progetto”. Di solito comincia da un pensiero, un’idea, scatenata da un problema, da un bisogno o da un desiderio. A cui questo progetto dovrebbe portare una soluzione e un appagamento.  
A volte, invece, e sono le più rare inizia, con una intuizione (frutto di creatività o di un  processo di astrazione), su una qualche “cosa” che non esiste, ma che, se ci fosse, porterebbe un cambiamento, e magari per tanti, non solo per l’ideatore.
Nella vita comune il termine “progetto” viene applicato alle più svariate categorie e ad ambiti molto differenti: dal progetto di vita, con variabili note e ignote, al progetto di “avere” una casa, prima ancora di “fare” una casa. A progetti calati sui bisogni (primari, cibo, acqua, casa o edificio ecc…) sia singoli che di società.
A questo punto la Vostra immaginazione può spaziare in lungo e in largo.
Quindi cosa significa fare un “progetto”?
Significa fare uno “studio” preparatorio di un’impresa, di un’opera, di un servizio o di qualsiasi altra prodotto che abbia bisogno di una preparazione, di condizioni e di risorse per essere attuata.
Tralasciamo, per un attimo, ora, i progetti della “persona” intesa come singolo individuo riferiti alla sua vita e alla sua evoluzione.
In tutti i casi in cui, attraverso un progetto si punta alla realizzazione di un’opera o di un servizio, una delle voci ineludibili sono le risorse. Dentro a questo capitolo ci sono (uso termini nel loro senso generale) macchine, know-how,  strumenti, lavoro di persone.
Quando un ideatore ha la possibilità di trovare tutto ciò nel suo “magazzino”, compresi i soldi per pagare le persone, redige un progetto, pianificando obiettivi, azioni, tempi, risultati e prodotti (se è bravo anche verifiche dell’esecuzione). Dopo le opportune verifiche del progetto, investe le sue risorse e lo esegue. 
Se invece il “magazzino” è sprovvisto delle risorse, risulta necessario trovare le risorse che mancano. Per trovare queste, nel nostro sistema economico, sono necessari i soldi.

A questo punto o uno ne ha o li chiede. Generalmente, la stragrande maggioranza, si avvale di risorse private erogate, con interessi, da enti di credito (banche, fondazioni, assicurazioni).
Questo porta una aggiunta al lavoro del progettista, perché i soldi prestati vanno restituiti. Quindi la pianificazione delle attività post realizzazione del progetto va accuratamente ragionata per prevedere dei tempi di rientro.
Molte volte, però succede anche il caso opposto.
Ci sono entità che elaborano strategie, programmi, piani di sviluppo e obiettivi generali da raggiungere. Queste entità hanno le risorse economiche. Ma a queste entità di norma, mancano le altre risorse: realizzatori concreti dotati di strumenti, mezzi, know – how e lavoro di persone.
Nel privato, sappiamo bene quali siano i meccanismi.
Quando le risorse sono pubbliche, le risorse economiche non sono, spesso, “prestate” ma sono “erogate”a fronte di servizi o prodotti realizzati, ed è il caso dei bandi d’appalto, call for tender in inglese, o a fronte di progetti che portino risultati (beni o servizi fra i quali metodi, pratiche, modi e approcci) che permettano all’ente pubblico di raggiungere il PROPRIO obiettivo pianificato (e queste sono note come call for proposal).
Quindi, con denominatore comune un’ottica WIN WIN (ossia tutti raggiungono i propri obiettivi desiderati: “vincono tutti”), il “mio” progetto, sia io un ente pubblico o privato, deve entrare nella “rotaia” definita dall’ente pubblico erogante (con stessa direzione e verso) anche se può avere una forma sconosciuta all’ente erogante. Rotaia definita dal mainstream politico.
Cosa voglio dire? Che il progetto, pur essendo mio, diverso da tutti gli altri, e che raggiunge anche obiettivi miei, contribuisce, molte volte in una maniera sconosciuta a chi eroga, al raggiungimento degli obiettivi dell’ente erogante.

In questo inserisco qui il fattore tempo. Per necessità di controllo e concretezza ogni progetto ha un tempo di vita: specialmente in quelli finanziati da risorse pubbliche esiste un inizio (giorno/anno), una durata (mesi/anni) e una fine (giorno/anno). Sono i prodotti del progetto e/o gli effetti e le condizioni e/o l’utilizzo dei servizi e/o i benefici che devono durare dopo la fine del progetto.

Questo, ovviamente, è il caso dei famosi progetti europei. Dove le risorse (fondi europei), per motivi che non vi esplicito ora sono notevoli e a disposizione di chi si vuole cimentare in queste gare.

In ogni caso, sia l’ente erogante pubblico o privato, lo stesso determina delle regole e/o dei metodi per eseguire i progetti che hanno una duplice funzione: agevolare nella stesura il proponente e agevolare nella valutazione l’ente erogante.  Non solo in termini di contenuti ma anche in termini di strutturazione della proposta progettuale.
Capita anche che strumenti di progettazione esecutiva prodotti da altri enti, siano presi, modificati in maniera per renderli più adatti al contesto progettuale dell’ente erogante e utilizzati (ad esempio il WBS).
Nonostante oggi si stia arrivando alla prassi di presentare progetti in format online, questo non deve indurre a pensare che il lavoro di progettazione precedente (con strumenti adeguati all’idea progetto) sia inutile. Anzi. Diventa fondamentale per creare una struttura e non trovarsi a improvvisare scelte o decisioni durante una compilazione online.

Molti sono i metodi di progettazione pensati e poi applicati. Ne elenco qualcuno per conoscenza fra i più famosi: RAF (Ricerca Formazione Azione, FR, 1960); WBS (Work Breakdown Structure, USA, 1960; ZOPP (ZielOrientierte Projektolanung, D, 1970); MARP (Metodo Accelerato di Ricerca Partecipativa, GB, 1980); SWOT (Strength, Weaknesses, Opportunities, Threats, oggi strumento, inizialmente usato come base per progetti, UE, 1980) PCM (Project Cycle Management che contiene anche il Logical Framework  ed il Problem Tree, UE by EuropeAid, 1992. 

Eccoci quindi al contesto Europeo. Perché, se faccio un progetto, lo inserisco nel contesto Europeo? 

Nella concezione tipica e più spicciola, il proponente medio lo fa per ottenere i fondi pubblici.
Che tradotto significa risorse economiche non in prestito e quindi non da restituire. Anche se oggi, per la maggior parte in cofinanziamento (ossia in % sui costi ammissibili).
E, troppo spesso, lo fa ignorando politiche, finalità, contesti, che potrebbe essere anche ammissibile, ma anche ignorando quale strumento sia il più adatto alla SUA idea di progetto (ossia se fondi europei, fondi regionali, finanziamenti, linee ministeriali e/o governative).

Ricevo, anche oggi, richieste del tipo “devo cambiare la macchina per fare gli stampi e metterne una più moderna, e vorrei sapere se ci sono dei fondi europei a cui attingere”. Nonostante probabilmente questa “macchina moderna” è sul mercato perché il committente l’ha vista a una fiera, e quindi NON è una sua innovativa idea ma una necessità di produzione, di certo non è direttamente all’Europa che può andare a chiedere.  Potrà, forse, richiedere un finanziamento per l’ammortamento del costo della macchina per qualche anno in qualche linea governativa (Legge Sabatini ad esempio) o altre.
In linea di massima le attività che durante l’esecuzione del progetto o alla loro realizzazione o strettamente commerciali NON sono finanziate, o  nel caso siano inserite nei progetti, abbassano la quota di cofinanziamento europeo.   

La risposta al perché faccio un progetto europeo non può e non deve essere mai solo “soldi”.
Il contesto Europeo è altro. E’ imparare metodi e modalità. E’ lavorare in network, con culture e approcci differenti. Ampliare i nostri limitati, e a volte limitanti, contesti locali per ottenere conoscenza e capacità superiori. Sperimentare modi, metodi e risultati che portino davvero a cambiamenti. Ideare finalità di prodotti, che non siano solo dedicato al beneficio di pochi o del singolo, ma ad un bene superiore rispetto a quello del singolo individuo. E che quindi che risponda all’utilità di tutti (o di fasce estese della popolazione europea).

Competizione alta, grande capacità e propensione alla collaborazione, contesto innovativo e stimolante e opportunità che crescono al crescere della professionalità dei partecipanti. Questo è il contesto europeo in cui sono inserite le call.

Insieme a tutto questo è anche risorse economiche. E anche tante.
Ma quelli che hanno ottenuto i finanziamenti, con cui ho avuto il piacere di parlare, non mi hanno fatto rilevare l’aspetto economico dei loro progetti, quanto avevano preso come contributo, piuttosto quella che era la loro evoluzione e crescita in termini, prima di tutto, di attività e metodi lavorativi, idee, network e progettualità.
Molte volte a realizzare uno sviluppo reale che porta un aumento attraverso la capacità di fare meglio con meno o con le stesse risorse.
Quindi, non fate una richiesta pensando solo ai soldi. Non è utile per avere fondi dall’UE.

lunedì 18 maggio 2015

Attuazione dei POR FESR regionali a poco più di sei mesi dal termine ultimo e prospettive future.





POR FESR 2014 - 2020

Una delle fonti più certe di tutto il sistema dei finanziamenti UE ai vari Stati Membri sono le erogazioni che la Commissione Europea fa in risposta alle declinazioni locali delle strategie europee. Questi documenti sono i POR (Piani Operativi Regionali). Tutte le Regioni europee eseguono, relativamente ad ogni periodo previsto di programmazione, il loro POR suddiviso per fondi, cioè ad esempio POR FSE o POR FESR.
La commissione ha la facoltà di non approvare i singoli POR Regionali, sulla base di rilievi di vario tipo evidenziati sulle proposte regionali. E quindi di richiedere, miglioramenti, spiegazioni, integrazioni ecc. Di norma questo processo porta a ritardi intorno ai sei mesi.

Quando questo processo è concluso, i soldi previsti, vengono erogati e sono nella disponibilità Regionale. La Regione beneficiaria, come previsto nel POR approvato, cofinanzia le azioni con risorse proprie, raddoppiando il budget.
A questo punto le varie amministrazioni Regionali una parte (piccola) la spendono su progetti definiti “a Regia Regionale”, ossia di interesse primario dove il leader partner è la Regione, ed il resto li distribuisce in svariate call già elencate nella redazione del POR.
Il POR FESR è sicuramente di interesse notevole in quanto è quello finalizzato a opere e interventi strutturali. PMI, mobilità, costruzioni, manufatturiero ecc… sono settori che fra gli altri beneficiano di questi soldi.
Ossia, che “potrebbero” beneficiare di questi soldi. Perché nemmeno questi riusciamo a spenderli tutti.

Il nuovo POR FESR  2014 – 2020 VENETO è stato proposto alla UE con una richiesta di finanziamento UE, esclusiva per il Veneto, di 300 milioni di Euro  A questa farà da cofinanziamento una uguale erogazione e destinazione di fondi da parte dell’amministrazione Regionale del Veneto. (per uno stanziamento totale di circa 600 milioni di euro).

In questa proposta, seguendo le direttive UE e i modelli proposti, ha elaborato un documento specifico con un percorso partecipativo, chiamato RIS3, che descrive la Smart Specialisation Strategy ossia la strategia per la ricerca e l’innovazione della Regione del Veneto (che ragiona e si riferisce a circa 167 milioni di Euro del totale stanziamento UE, in riferimento a 2 degli assi prioritari, rispetto al totale di 11 presentati da modello della commissione UE).
Attraverso un percorso partecipato di “tavoli di concertazione”e di workshop con diversi stakeholders regionali con tutte le categorie, la Regione ha elaborato alcuni obiettivi espressi in questa strategia:

• potenziare e rendere più efficace il sistema di innovazione regionale
• incrementare l’attività di ricerca e innovazione nelle imprese
• aumentare l’incidenza delle specializzazioni produttive e innovative nel sistema economico
regionale
• favorire le forme di aggregazione tra imprese e soggetti della ricerca, nonché sostenere
servizi per l’innovazione a favore di imprese e cittadini
• Incrementare le attività di ricerca applicata .

Agroalimentare, Manifatturiero, Creatività, Vita sostenibile sono quattro macroaree di intervento nei quali, secondo il lavoro dei tecnici regionali, verranno ad agire KETs e driver d’innovazione.

Secondo il nuovo schema ogni regione doveva presentare, unitamente ad una proposta con evidenti parametri di partecipazione (“dal basso”), anche una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che assicurasse la sostenibilità ambientale delle azioni previste e finanziabili nel POR FESR 2014 – 2020.


Tempi del POR FESR 2014 - 2020 Veneto.

Dal sito della Regione del Veneto http://partenariato.regione.veneto.it/ 
“LA FASE DI NEGOZIATO CON LA COMMISSIONE EUROPEA
A seguito delle osservazioni trasmesse dalla Commissione Europea il 21/10/2014 sulla proposta di POR FESR 2014-2020 presentata dalla Regione del Veneto e inviata formalmente  il 21/07/2014, si è aperta la fase di negoziazione, che coinvolge anche i competenti Ministeri e che porterà alla modifica del testo e alla sua successiva approvazione con decisione della Commissione Europea.
 L’Autorità di Gestione, autorizzata dal Consiglio Regionale su proposta della Giunta, come prescritto dalla Legge Regionale 20/2011, sta conducendo tale negoziato necessariamente nel rispetto della linea politica che ha portato alla definizione degli obiettivi e delle strategie della proposta di POR, già delineati e condivisi con il partenariato regionale. Un primo incontro con i referenti della Commissione Europea e del Ministero dell’Economia e delle Finanze si è tenuto a Venezia il giorno 11/11/2014, a cui sono seguiti numerosi contatti e scambi di informazioni.
 L’Autorità di Gestione  prevede di inviare entro fine gennaio/inizio febbraio una prima ipotesi di revisione del POR FESR 2014-2020 (quella descritta in questo post ndr) con l’obiettivo di pervenire all’approvazione da parte della Commissione Europea nel secondo trimestre del 2015.” 
Cioè plausibilmente entro Giugno 2015.

In maniera assolutamente personale, ipotizzo, se non a fronte di innovativi sforzi della futura nuova giunta Regionale, qualunque orientamento politico avrà, che, ricevuta una “probabile” approvazione dalla UE entro giugno 2015, i primi bandi operativi e le prime call regionali non saranno on line prima di Gennaio 2016, (valutando che occorrono cinque o sei mesi per preparare i bandi) e cioè con due anni di ritardo rispetto al programma 2014 – 2020. “

Situazione delle altre regioni del nord Italia.

Regione Lombardia: con decisione C(2015) 923 final del 12 Febbraio 2015 la UE ha approvato il POR FESR 2014 – 2020 Lombardia che prevede lo stanziamento di 485,2 milioni di Euro, ed una medesima cifra stanziata dalla Regione Lombardia, per un totale di 970,4 Milioni di Euro.

Regione Piemonte: con Decisione di Esecuzione CCI 2014IT16RFOP014 del 12 Febbraio 2015, la UE approva il POR FESR Piemonte. Lo stesso ha una dotazione finanziaria totale di circa 907 milioni di Euro, di cui il 50% stanziati dalla UE e il 50% stanziati dalla Regione Piemonte.

Regione Autonoma Valle d’Aosta: ha previsto uno stanziamento ue per un ammontare di 32.175.000 euro di finanziamento dalla UE e quindi per un monte di spesa del doppio (64 milioni).  Il suo POR FESR è stato approvato dalla Commissione UE il 13 Febbraio 2014. 

Regione Liguria: il POR FESR Liguria, che ha come il Veneto le elezioni del consiglio Regionale il 31 Maggio, ha però già visto approvato dalla UE il proprio POR FESR 2014 2020. Lo stesso vede una cifra stanziata pari a 392 milioni di euro (metà corrispondono al contributo UE).
La Regione Liguria ha emesso il primo bando POR FESR 2014 2020 il 29 aprile 2015.

Regione Emilia Romagna:  con la decisione CCI 2014 IT 6RFOP008 del 12 Febbraio 2015 la UE stanzia, contestualmente ad un importo di pari entità della Regione Emilia Romagna, 481 milioni di euro (totale circa 963 milioni di Euro) per il periodo 2014 – 2020 del POR FESR.

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha presentato alla UE un piano PO FESR 2014 -2020 per un totale di 230 milioni di euro, circa. Di questa cifra attende l’approvazione UE per il finanziamento a fondo perduto della metà. Attualmente ancora la Regione non ha ricevuto la necessaria approvazione.

Regione Trentino Alto Adige: Provincia di Trento: ha realizzato un modello S3 come il Veneto sulla base di indicazioni UE (ancora da concludere) e ha ricevuto l’approvazione del proprio piano POP FESR il 12 Febbraio 2015 per uno stanziamento totale di circa 108 milioni dalla UE  (cifra comprensiva anche del cofinanziamento dell’amministrazione provinciale di TN). La provincia di Bolzano ha anche lei il suo POP Fesr approvato per un totale di circa 136 milioni di euro.

Come riflessione finale, possiamo dire che non siamo riusciti, come sistema Regione Veneto, ossia in tutte le sue componenti, a spendere tutte le risorse a disposizione del periodo 2017 – 2013, e, anche se avremo tempo fino al 31 dicembre 2015, con le elezioni diventa tutto estremamente complesso.
La media Europea di spesa è intorno al 61%, (dato 2014) con picchi come la Lituania che ha speso l’80,1% delle risorse a sua disposizione. Sempre nel 2014 la media di spesa Italiana si attestava intorno al 45% di spesa delle risorse disponibili come somma dei vari POR FESR regionali. Abbiamo migliorato un po’ la % portandoci intorno al 52% (dato di qualche mese fa), ma ancora lontani da risultati auspicabili.
Ad oggi la situazione è che entro il 31 dicembre 2015 il sistema Italia ha ancora 12 miliardi da spendere e rendicontare (dati elaborati CGIA Mestre e Governo) della programmazione 2007 – 2013 (PON compresi), cosa che sarà assai difficoltosa, 
E questo anche se siamo anche capaci di performance superiori alla media europea di spesa: la prima regione in Italia con maggiore capacità di spesa dei fondi POR FESR è la regione Emilia Romagna che Luglio 2014 ha certificato (con controllori dei conti accreditati) la spesa del 72,59% delle proprie disponibilità relative al periodo 2007 - 2013.

Partiamo “con handicap” con la programmazione 2014 - 2020 (che avrà anche lei due anni di proroga alla fine) con quasi due anni di ritardo sull’inizio previsto di spesa (1 gennaio 2014) che altre nazioni europee hanno rispettato.

Ma cosa succede se non li spendiamo tutti?
Dall’articolo 93 del regolamento 2006 cito:
“La Commissione procede al disimpegno automatico della parte di un impegno di bilancio connesso ad un programma operativo […] per la quale non le è stata trasmessa una domanda di pagamento ai sensi dell'articolo 86, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello dell'impegno di bilancio nell'ambito del programma”.
Conosciuto come articolo del “disimpegno automatico”. 
Tradotto, quelli che non riusciamo a spendere, per legge approvata, entro il 31 dicembre di due anni seguenti la fine del programma (per il 2007 – 2012, appunto il 31 dicembre 2015) ce li tolgono. E non li re-impegnano nelle successive programmazioni. Al netto di accordi politici o di richieste particolari sulle quali la UE eventualmente può decidere.

Resta a tutta la società civile, unitamente alle PA, pur considerando i vincoli amministrativi e le difficoltà burocratiche, fare ogni sforzo possibile per recuperare il tempo perduto. Perché, se è possibile che il “sistema di governo” abbia avuto qualche problema, è anche vero che l’incapacità dei soggetti beneficiari della nostra Regione di presentare progetti validi e credibili e di spendere correttamente  è ancora troppo alta.
E questa è una responsabilità di tutti. Innovazione, miglioramento, coraggio sono le qualità che dovremmo sviluppare oltre al coinvolgimento di professionisti validi. Queste qualità avranno uno sviluppo se si prendono direzioni che abbandonano le strade del campanilismo e aprono ai network e alla condivisione. E’ tempo di cambiare modello e di crescere in maniera sostenibile e migliorando socialmente, di cercare obiettivi condivisi e di lasciare la paura in un cassetto. Specialmente per il Veneto: la regione con un numero di microimprese superiore a tutte le regioni del mondo. Mani e cuore. Mettiamoci anche un po’ di testa. E inoltre cominciamo a pensare ora ai progetti, quando arriveranno i bandi, sarà utile essere già pronti.
Nei prossimi post, vi riassumerò il contenuto del POR FESR Veneto 2014 - 2020 e i relativi possibili bandi futuri. 
Stay tuned!!!!

lunedì 4 maggio 2015

Europe Pulse News: Horizon Prizes


Quando ce ne sarà l’occasione, per cose particolari, lancerò nel blog questi impulsi, notizie brevi, particolari e, spero, interessanti.


Sono nati gli Horizon Prizes
Con questa programmazione, e a partire da quest’anno, la commissione europea premia la ricerca e chiunque riesca trovare risposte e soluzioni innovative a problemi importanti, con premi in denaro.

Gli Horizon Prizes costituiscono un nuovo mezzo per sostenere e incentivare progetti di ricerca, divenendo anche un importante driver per l’innovazione nei settori pubblico, privato e filantropico, finalizzandoli a nuovi prodotti e servizi sostenibili.

Nel corso del 2015 saranno lanciati cinque Horizon Prizes per un ammontare complessivo di 6 milioni di euro. Saranno dedicati alle seguenti tematiche:

1. Better use of antibiotics -  sviluppare un test rapido, economico e non invasivo che permetta ai medici di distinguere tra infezioni alla vie respiratorie che necessitano di cura antibiotica e infezioni analoghe che invece possono essere trattate in sicurezza senza l'utilizzo di questi farmaci. L'obiettivo è combattere l’abuso di antibiotici e fermare la crescente resistenza batterica dovuta a tale abuso. Il premio ammonta a € 1.000.000 ed è possibile candidarsi dal 10 marzo 2015 al 17 agosto 2016.

2. Breaking the optical transmission barriers - premio da € 500.000 per lo sviluppo di una soluzione che consenta di superare le attuali limitazioni dei sistemi di trasmissione a fibra ottica. La soluzione innovativa dovrà essere in grado di massimizzare la capacità di traffico dati, il campo, l'efficienza e l'ampiezza dello spettro, tenendo conto anche dei futuri sistemi di trasmissione già allo studio. Le candidature potranno essere presentate dal 28 maggio 2015 al 15 marzo 2016.

3. Materials for clean Air – premio da € 3.000.000 per sviluppare soluzioni innovative di materiali design-driven capaci di ridurre la concentrazione di particolato nell'aria, al fine di migliorare la qualità dell'aria delle nostre città. Per questo premio è possibile presentare candidature a partire dal 26 gennaio 2017 fino al 23 gennaio 2018.

4. Collaborative spectrum sharing – premio  di € 500.000 e riguarda il settore delle reti wireless. La competizione sarà aperta dal 28 maggio 2015 al 17 dicembre 2015.

5. Food Scanner - premio di € 1.000.000 per sviluppare un dispositivo mobile, a basso costo e non invasivo, che permetta ai consumatori di misurare e analizzare la loro assunzione di cibo. Questa soluzione contribuirà ad affrontare i problemi di salute legati all’alimentazione, in particolare per le persone con patologie quali obesità, allergie o intolleranze alimentari. L’apertura della competizione è imminente.

Alla prossima. 


mercoledì 8 aprile 2015

Volendo, possiamo. Il caso del programma Life.


E’ vero. E’ assodato che dobbiamo fare parecchia strada nella comprensione degli strumenti di finanziamento europei e nel loro utilizzo. E’ altresì vero che questo gap negativo dovremmo superarlo nel più breve tempo possibile: la possibilità di recuperare e portare a casa risorse in un periodo di crisi come questo è fondamentale.
Nella grande erogazione potenziale che investe il nostro paese, oltre ai fondi provenienti in bandi diretti, nei quali si fa riferimento direttamente a organi dell’Unione Europea sia per la richiesta (call) sia per la gestione, esiste la somma definita dai fondi strutturali. Questi ultimi sono decisamente più definiti e fino a ieri completamente “in mano” alle amministrazioni pubbliche: solo le PA infatti, erano le beneficiarie, cioè coloro che a questi potevano dare la prima risposta. Le PMI e il tessuto produttivo venivano investiti in fase successiva, come ritorno. Non a caso sono conosciuti come fondi “indiretti”, nei quali, cioè NON ci riferiamo per la gestione direttamente alla UE, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, a enti locali.
Ricordiamo che i fondi europei, sono stati ideati per sostenere la crescita delle aree più deboli dell'Unione, ed ammontano, nella loro totalità ad un valore pari ad un terzo di tutto il bilancio europeo.
Questo obiettivo viene perseguito, abbiamo visto, anche con i fondi strutturali (indiretti) come ad esempio il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) ed il Fondo Sociale Europeo (FSE).
Il primo sostiene soprattutto la realizzazione di infrastrutture e investimenti produttivi che generano occupazione, soprattutto nel mondo delle imprese. Il secondo mira a favorire l'inserimento professionale dei disoccupati e delle categorie sociali più deboli, finanziando in particolare azioni di formazione.
A questi si affiancano, poi, i cofinanziamenti agli stati (casi in cui l'UE eroga cofinanziamenti non solo sulla base di proprie decisioni ma anche sulla base di declinazioni "locali" presentati alla UE da Governi e Regioni) che generano quelli che sono i PON (Piani Operativi Nazionali) e i POR (Piani Operativi Regionali), che diventano alla fine call for proposals per il territorio. 

Sui Fondi strutturali, quindi, fare i conti è più facile. Sono in un certo senso definiti. 
Fondi strutturali per l'Italia nel periodo 2007 - 2013 (le cifre sono in €):

Periodo
Stanziati
Utilizzati
Percentuale
2007-2013
27.952.613.430
16.290.125.356
58,28%
(Dati 2014, fonte UE, Governo e giornali italiani)

E’ vero che per lo scorso periodo (settennio) il 58,28% delle risorse messe a disposizione dall'Europa spese o impegnate è un dato che ci colloca in coda alla classifica. La situazione non è omogenea a livello territoriale: per quanto riguarda il FESR il dato è la media tra il 73% raggiunto nelle regioni del Centro-Nord (che quindi dovrebbero centrare il pieno impiego delle risorse entro la scadenza fissata alla fine del prossimo anno) e il 57% del Mezzogiorno. La maglia nera ce l’hanno tre regioni: Campania, Calabria e Sicilia. Sono queste  le regioni che maggiormente faticano a impiegare le risorse a disposizione  soprattutto nei programmi per la cultura, il turismo e le infrastrutture di trasporto.
Con motivi diversi. Burocrazia, ignoranza sui fondi UE, corruzione e malaffare. Cause, direi, abbastanza trasversali nel nostro territorio.

Ma non tutte additabili solo al “governo”, locale o centrale che sia. Ma anche ad una diffusa errata conoscenza di quello che effettivamente sono i fondi europei e in che cosa possono essere utilizzati. A discapito di quanti (e oggi stanno diventando tanti) fanno lavori e informazione in questo campo.

Per i fondi diretti, al contrario, è più difficile fare una valutazione. Questo perché non esiste una cifra definita e stanziata. I fondi sono cospicui ma sensibilmente inferiori ai fondi strutturali. La gara qua è un'altra: c’è moltissima competizione. Fatta a colpi di innovazione, di capacità, di soluzioni, di pratiche d’eccellenza e di progettazione ad alti livelli (con difficoltà differenti a seconda delle diverse linee di finanziamento). In ogni caso la competizione è fortissima. E l’asticella è alta.
Ci giochiamo qualche posizione in margini di success rate che raramente superano il 10-15% con 27 paesi partecipanti normalmente (ma che possono arrivare anche a oltre 30, con deroghe e affiliazioni). 
E’ in questo ambito che valgono molto concetti come “project culture” che definisco come la conoscenza matura derivante dall’esperienza di esecuzione delle diverse fasi dei progetti europei,  “credentials” da non confondere con la parola “raccomandazione” cara alla cultura italica, ma definibile come un insieme di esperienze già realizzate con successo (anche piccole) che descrivano nei fatti il “beneficiario”, o anche parole come l’espressione francese “esprit communautarie”.
Il vantaggio del partecipare a queste linee di finanziamento non è (non solo) quello economico. Molto importante, e assoluto, è il vantaggio di apertura e di crescita dei propri skill e delle proprie capacità. Capacità di gareggiare ai massimi livelli di qualità e di risultato. In tutti i mercati del globo. In un certo senso si cresce partecipando, a volte vincendo, e nel caso di vittoria, spendendo in maniera efficace ed efficiente quanto ottenuto. 

E quindi? Senza speranza?

Assolutamente no.
E' in questi casi dove, a volte, la voce Italiana si fa sentire forte. Una voce che spero aumenti. Molto!!!

C’è un’Italia capace. Che è quella che, seppur in minoranza oggi, rischia, si impegna, studia, capisce, applica, sperimenta e diventa eccellenza e esempio. Anche nei fondi europei.
E questi "casi" aprono la strada ad un’Italia “possibile”.
Sono esempi fondamentali per leggere una via e per capirla: infatti, oltre a dirci che “è possibile”, anche nella indeterminatezza di una “gara”, anche nella complessità delle regole, anche nella burocratica lentezza della maggioranza delle PA Italiane, ci danno indicazioni precise su mentalità, stili, approcci e “modus operandi” ai quali il tessuto produttivo e proponente dovrebbe aspirare. Per competere e per uno sviluppo sociale, prima ancora che economico.
C’è anche altro: quello che i potenti e precisi progettisti tedeschi, gli esperti austriaci, i poco appariscenti francesi e gli audaci spagnoli non hanno è la genialità e la fantasia tutta Italiana nel concepire e realizzare soluzioni a problemi. I progetti Italiani, quando sono fatti bene, nel rispetto delle regole, affiancati da progettisti italiani con competenza europea solida, con spese secondo i parametri europei, hanno, quasi sempre, un notevole riscontro in sede europea. E non perché sono lampi nelle tenebre, ma perché sono esempi di buone pratiche e di soluzioni innovative.
Ci sono alcuni programmi in l'Italia eccelle, fra l’altro, non sono nemmeno i più semplici dove risultare vincitori. Qui c'è un'Italia che si prepara, che si affida a tecnici preparati, che ha buone idee, che si mette in gioco e che cerca, e molte volte ci riesce, di migliorare.
Quindi, cercando di guardare il positivo, vorrei stimolare altro positivo. Identificando programmi e progetti dove abbiamo dato sfoggio di buone pratiche e innovazione.


Uno di questi programmi, ad esempio, è il programma Life.
Nel 2014 (valido anche nel 2015) è stato presentato modificato e aumentato rispetto agli anni precedenti. Il nuovo programma è diviso in due macroaree:  Environment (con tre sottoprogrammi: Nature e Biodiversity, Environment and Resource Efficency, Governance and Information) e Climate Action (anche questo con tre sottoprogrammi: Change Mitigation, Change Adaptation, Governance and Information).
Ma è un programma antico che dal 1992 finanzia azioni in campo ambientale.
E qui, la giocano da padroni, due nazioni sopra a tutte le altre. Italia, da quando esiste il programma e, con noi, la Spagna.
Nei periodi sino al 2006, l’Italia ha superato tutti, con un record di 243 progetti finanziati sul totale di 1078 finanziati nel periodo 1992 – 2006, che corrispondono a 113 milioni di euro erogati come contributi (cofinanziamento a fondo perduto) all’Italia.
Nel complesso, 2007 – 2013, l’Italia si è vista approvata 304 progetti su un totale di 1406 approvati dalla UE, per un totale di spesa di circa 2 miliardi e mezzo di Euro, con la Spagna avanti a noi di poche unità (312 progetti approvati totali in tutto il periodo), recuperate nella maggior parte nel 2013.
Infatti, nel 2013, sono state finanziate dalla UE  228 proposte provenienti da tutta Europa.  Di queste 47 hanno come capofila entità Italiane, e altri 5 progetti hanno entità italiane come partner. La Spagna nel 2013 ci ha battuti con 69 progetti approvati.
Sempre nel 2013, fra i 47 Italiani, il Veneto ha ottenuto 4 progetti finanziati (Life ENV)
CARWASTE    proposto da PAL srl ha ottenuto 1.094.237 € su un costo tot di 2.346.103
HFREE Life PICKING proposto da RIVIT SpA ha ottenuto 701.081 € su un costo 
tot di 1.492.614 €
Life REPLACE BELT proposto da Plastic Metal SpA ha ottenuto 736.634 € su c. tot di 1.554.518 €
Life AGRICARE proposto da Veneto Agricoltura ha ottenuto 971.480 € su c. tot di 2.577.825 €
(database UE Life)
I dati del 2014, non sono ancora del tutto disponibili e ve li darò appena possibile.

A fronte di questi successi che si è creata una “scuola” con un buon numero di professionisti (a volte associati in studi, a volte in grosse società o anche come singoli professionisti) che più di altri hanno sviscerato e compreso il meccanismo del programma, ottenendone per il territorio, la massima ricaduta economica possibile, legata a progetti che salvaguardano l’ambiente in tutte le sue forme.

Fra i progetti del 2013 sulle tematiche dell’ambiente, ne sono stati scelti 25 dalla UE e premiati come migliori.
Fra questi 6 sono considerati “Best of the best
Fra questi c’è il progetto Italiano ENERG – ICE proposto da DOW Italia srl

Fra i restanti 19 “Best projects”, compare un altro progetto Italiano. Il SEDI.PORT.SIL proposto dal MED Ingegneria S.rl. sito web:  http://www.lifesediportsil.eu/
Web Submary:

Questo solo come esempio. Si può fare di più? Certo. Ma è anche vero che, volendo, possiamo.
Nel prossimo articolo, vi mostrerò altri progetti in cui l’Italia ha dato esempio ed è stata premiata, anche in altri programmi.



sabato 21 marzo 2015

Nuovo blog!!!! Fondi e opportunità finanziarie europee.


Eccomi qua. Un nuovo blog.
Perché? Presto detto!
Stanco di vedere che in Italia il lavoro di euro progettista è poco compreso e, più in generale, l’ottenimento di  fondi europei è ancora insufficiente rispetto a quello che si potrebbe fare e soprattutto a quante risorse potremmo portare in Italia, ho pensato nel mio piccolo di fare qualcosa.
Un blog su Fondi europei e progetti europei. Un linea di informazione gratuita e bidirezionale, dove parlo del mio lavoro, delle notizie, di opportunità. E mi metto a disposizione per dare informazioni, spero, utili per chi ne ha bisogno.
Non "posterò" qui documenti o altre cose che potete trovare, più o meno agevolmente, in internet.
Ma inserirò segnalazioni, analisi, suggerimenti, indicazioni… e anche altre cose.
Inoltre, ove possibile, risponderò alle Vostre domande e ai Vostri stimoli.
Credo che, nel mio piccolo, sia importante aumentare la cultura in questo settore. In maniera più estesa parlare ad esempio di: cultura di progetto, cultura nella rendicontazione, cultura e conoscenza nei fondi e nelle opportunità che la partecipazione dell’Italia all’Unione Europea crea.
Una voce oltre gli spot della propaganda politica e oltre il mare di falsi miti e luoghi comuni che a volte sommerge questo settore professionale. 
Oggi qui mi fermo.
Domani piccolo spot sui programmi di cooperazione trasfrontaliera, sostenuti dai Fondi Strutturali, e, oggi, importante occasione di realizzazione di progetti ambiziosi anche per PRIVATI.
A presto.